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IL CASO/ I dati che smentiscono i “cattivi maestri” del lavoro

In Italia, spiega NICOLO’ BOGGIAN, i posti di lavoro ci sono e sono da ricavarsi principalmente da tre ambiti. Ma va innanzitutto messo in atto un importante cambiamento culturale

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La polemica sulla necessità dei giovani di non essere schizzinosi nella ricerca del lavoro sta diventando interessante, perché sta rivelando molto della cultura italiana del lavoro. Questa impostazione non riguarda solo i giovani, ma tutti i lavoratori e costituisce un ostacolo importante alla costruzione di un Paese più giusto ed economicamente sano.

Questa cultura ha due limiti principali che come Forum della Meritocrazia dobbiamo assolutamente superare e chiarire: presuppone che il posto di lavoro, in senso giuridico, sia più importante della soddisfazione e della preparazione della persona che lo occupa e condiziona chi assume a sottovalutare la preparazione specifica e specialistica di chi si propone per un ruolo, come se chiunque potesse ricoprire un incarico. A nostro parere è più dannoso accettare un lavoro per cui si è sottoqualificati, sovraqualificati o poco motivati - con conseguente danno sia per la carriera professionale del lavoratore stesso sia per l’azienda - che rifiutare un incarico inadeguato.

Sebbene infatti siamo coscienti che l’istruzione e la formazione italiana abbiano alcune lacune e una scarsa aderenza ai problemi reali del mercato del lavoro, non possiamo non registrare che vi sia anche una straordinaria ignoranza degli attori del mercato nel cercare, valutare e incentivare il talento e la preparazione specialistica, oltre che nel riconoscere una visione sana del lavoro. Tendenzialmente chi critica ai giovani di essere “schizzinosi” di fronte al lavoro evidentemente non

Conosce le professionalità, il mercato e le esigenze delle aziende. Forse a malapena distingue tra lavori manuali e tecnici e lavori intellettuali, ma non certo tra un buono e un cattivo lavoro.

Per loro un giovane è un giovane. Un posto di lavoro è un posto di lavoro. Un guadagno di 1000 euro alla catena di montaggio o in un centro di ricerca sono la stessa cosa. Punto e Basta. Questa visione però genera un grave danno in tutta la vita professionale della persona e non solo in giovane età, perché crea confusione nella scelta del proprio mestiere. A maggior ragione in un mercato mutevole come quello attuale, che richiede la flessibilità di valutare diverse mansioni nel corso di una sola vita professionale.

Come Forum della Meritocrazia sosteniamo invece una filosofia radicalmente diversa. Ogni persona è unica, con un talento specifico in una materia particolare e con un obiettivo diverso. Non ha senso cercare un posto di lavoro, se non si ha chiaro quali attività comporti e se ci sia un’effettiva validità di quel ruolo sul mercato anche in futuro. Chi predica di “non essere schizzinosi” non è un buon maestro per i nostri giovani. Non mi riferisco al Ministro Fornero, che nel merito della questione, è stata criticata in modo ingeneroso e impreciso, ma ai tanti che stanno sostenendo questa visione miope e limitata.