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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Così il Governo ha messo "in gabbia" imprese e giovani

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

Se la riforma Fornero ha rappresentato, forse per la prima volta da decenni, un tentativo di superamento di corporazioni e tabù, ciò che invece va messo in cantiere è un quadro di reale rilancio delle imprese e dei diritti dei lavoratori, diritti finalizzati al riconoscimento delle proprie qualità e competenze “sul campo”, di contro alle varie omologazioni derivanti da strutture contrattuali fisse, inchiodate a regole e procedure predefinite, rispetto alla dinamicità della realtà. Ha ragione Monti quando osserva da un lato che la riforma Fornero merita una valutazione, e quindi ha bisogno di tempo, ma ha altrettanta ragione quando, dall’altra, invita ad andare oltre allo stesso Statuto dei lavoratori.

E qual è il limite della riforma Fornero che dovrebbe diventare oggetto di seria analisi dei vari competitori politici in campagna elettorale? Quello di fondarsi sulla convinzione, non so quanto ragionevole, di poter ingabbiare la realtà multiforme del nostro vivere sociale e di vita dell’impresa. Ha ancora senso riconoscere un unico, o prevalente, schema concettuale, tutto formale, secondo cui il modello di lavoro è quello subordinato a tempo indeterminato? Quello schema che lo stesso Monti, con una battuta, ha definito tempo fa “noioso”?

Il mutato contesto socio-economico ha invece imposto un nuovo scenario, tant’è che non è più possibile parlare dei temi del nostro Paese come se fossimo all’interno di un regime autarchico, con porte e finestre chiuse sul mondo. Si può dunque combattere la precarietà fine a se stessa, fatta da forme di lavoro flessibile, coordinate e continuative o temporanee, solo ridimensionando, nella sostanza, con adeguati ammortizzatori sociali, le rigidità in uscita.

La riforma Fornero, offrendo una soluzione a metà tra flessibilità e rigidità, finisce per penalizzare le imprese e gli stessi lavoratori, quelli che, in gamba, aspirano di entrare con una certa stabilità nel mondo del lavoro. L’alternativa, in fondo, per i tanti giovani, non è il precariato, ma il lavoro nero. Sarebbe un vero fallimento, dunque.

Restano poi le questioni, come in Inghilterra edin Germania, della curva salariale, di recente sollevata dalla stessa Fornero, e della reale equiparazione tra pubblico e privato. Altri cantieri riformatori.

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COMMENTI
07/10/2012 - Bastano 10 secondi per bocciare la riforma Fornero (Moeller Martin)

Ci viene deto che non dobbiamo permetterci di esprimere un parere sulla riforma Fornero senza attendere di vedere l'esito. Io dico che bastano 10 secondi per bocciarla: non aumenta la produttività e la competitività delle imprese. Come lo stesso ministro Passera ci ricorda ad ogni suo intervento, il rilancio della crescita dell'Italia passa forzatamente dall'aumento della produttività e, mon scordiamoci mai, che questo è il vero e unico motivo per il quale è stato insediato il governo Monti. Oltre a ciò, le modifiche che ha introdotto la riforma Fornero non solo non sono accettabili da parte di un governo tecnico non eletto, ma sono anche alla detta dei più assurde nei contenuti. Basta pensare che adesso il reintegro è addirittura previsto in caso di dimissioni del dipendente. Non è così? Aspettate di vedere i pretori all'opera e cosa sapranno 'inventarsi'.