BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IDEE/ Pazzali (Fiera Milano): i tagli "giusti" per far volare il lavoro in Italia

(Infophoto)(Infophoto)

Personalmente, guardando soprattutto la mia attuale esperienza in Fiera Milano, devo dire di aver trovato nel sindacato un interlocutore che mi ha seguito nel processo di cambiamento all’interno dell’azienda. In un mondo ideale, la mia impresa - come altre del resto - dovrebbe preoccuparsi di inserire risorse con competenze legate all’internazionalizzazione e all’export, capaci di utilizzare le nuove tecnologie digitali e di muoversi nel campo dei social media. Chiaramente nel mondo ideale non si pone il problema della riorganizzazione e del ricollocamento del personale in esubero, ma in quello reale sì! Non puoi permetterti, per più ragioni, di cambiare il tuo personale dall’oggi al domani. In questo senso le organizzazioni sindacali sono state un ottimo compagno di viaggio, e hanno avuto un ruolo importantissimo nella ristrutturazione di Fiera Milano iniziata nel 2008. In quella difficile esperienza ho trovato le tre principali sigle sindacali quali soggetti responsabili e coraggiosi, soprattutto nell’entrare nei problemi di business dell’azienda per capirli e aiutarci al meglio. Ci tengo a dirlo perché in Italia si parla sempre male di tutto. Non sono così positivo e ottimista invece per quanto riguarda la legislazione.

 

In che senso?

 

Da un punto di vista legislativo e, di conseguenza, giurisprudenziale, ci troviamo in grave difficoltà. La mia azienda, nonostante la negoziazione sindacale andata a buon fine, si è trovata di fronte - dopo un licenziamento collettivo di trentatré persone - a diciannove contenziosi diversi, con cause dall’esito quanto mai incerto, nelle quali sembra prevalere, in genere, un pregiudizio contrario alle ragioni della sostenibilità economica e della competitività dell’impresa. Le leggi sul lavoro rimangono molto complesse, rimandando, come nel caso della modifica dell’articolo 18, a una discrezionalità interpretativa non certo positiva. Questo, evidentemente, aiuta poco, l’affronto delle sfide della competitività che ci chiede l’economia globale ed anche, in questo particolare momento, che i tanti giovani alla ricerca di un futuro ci chiedono.

 

L’Italia è parte del G8, ma è il Paese europeo col più alto tasso di lavoro sommerso. Questa primavera lei ha parlato di “Tolleranza zero” contro il lavoro nero.

 

Mi vergogno di questa piaga, ma mi sembra di avere armi spuntate per combatterla. Siamo alla ricerca continua di soluzioni che possono contrastare effettivamente il lavoro nero che, oltre a essere fenomeno vergognoso per la dignità delle persone, altera il mercato e danneggia una vera concorrenza. Purtroppo, però, per quel che ci riguarda, bisogna sapere che chi entra in Fiera nel 90% dei casi non è un nostro fornitore, bensì è il fornitore di un nostro cliente, magari di un’azienda importante e seria che con fiducia ha fatto affidamento su terzi per realizzare attività e acquisire servizi dentro il recinto del quartiere fieristico. Noi ci limitiamo al controllo degli accessi, facciamo controlli a campione, ma non possiamo controllare tutti i cassonetti nei camion, dove, ad esempio, vengono stipati lavoratori clandestini e irregolari che non avrebbero diritto a entrare. Pensi che, giusto per dare un ordine di valore, allorché si organizza il Salone del mobile, entrano dai nostri cancelli oltre quattromilacinquecento camion! Controllarli tutti significherebbe bloccare le autostrade milanesi.

 

Quindi si fa fatica ad adottare soluzioni concrete contro il sommerso…