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PENSIONI/ Esodati. Castro (Pdl): ora ci vuole un "super-commissario" ad hoc

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Senza dubbio è un passo avanti, ma lungo una strada che evidentemente è quella sbagliata o che quanto meno è ostruita. Se continuiamo a procedere in questo modo, tentando di espandere le categorie contenute nella prima individuazione della Fornero, non arriveremo da nessuna parte.

Quanto crede sia praticabile un tale ritorno alle origini, arrivati a questo punto?

Credo sia un’ipotesi realmente attuabile, se necessario anche attraverso scelte drastiche. E’ necessario rivedere ogni percorso di conciliazione individuale che non sia passato attraverso una negoziazione sindacale oppure tutti quei casi in cui i lavoratori si sentono abbandonati magari per un cavillo di 15 giorni.  

Maroni parla di una “ultima beffa” da parte del governo. Cosa ne pensa?

Il governo si è limitato a fare una legge, a tratti intoccabile, dicendosi disponibile in caso di necessità a trovare opportune risorse per individuare una maggiore copertura. E’ una strada che, seppur comprensibile, si è però rivelata inefficace: per questo credo sia giunto il tempo, senza dover necessariamente attuare alcuna particolare controriforma rispetto a quella pensionistica, di prendere atto che il problema è in realtà più grande di quello che si credeva e che quindi va affrontato non con l’opacità tattica a cui stiamo assistendo ma con un atto di pubblica trasparenza. Non dimentichiamo poi come il governo sia stato anche indotto in errore dall’Inps.

Quanto ha influito questo aspetto?

Il governo è stato senza dubbio condotto a un errato posizionamento anche per effetto di una scarsa cooperazione istituzionale da parte dell’Inps. Legandomi dunque alla proposta di cui parlavo in precedenza, ne avanzo un’altra ancora più audace: individuiamo una sorta di commissario straordinario chiamato una volta per tutte a censire chi e quanti sono effettivamente gli esodati. Non si può continuare a vivere in questa incertezza, ma è necessario dare una svolta definitiva a questa vicenda in cui tantissime persone ancora non sono a conoscenza del proprio futuro.  

Come mai è stato necessario così tanto tempo per giungere a un accordo che non soddisfa neanche tutti?

Le difficoltà riguardavano evidentemente l’approvvigionamento delle risorse, ma ancora una volta mi vedo costretto a dover lamentare una evidente chiusura istituzionale: non è pensabile andare avanti in un modo in cui il Parlamento conteggia le ricadute finanziarie dei suoi provvedimenti in un modo che poi viene regolarmente smentito e affossato dalla Ragioneria. O si trova un protocollo per il quale le metodiche di computo delle ricadute finanziarie risultano veramente omogenee, oppure continuiamo questo balletto che non fa davvero bene a nessuno.

Come crede si risolverà l’intera vicenda?

Credo vi siano essenzialmente due possibilità: nella prima, meno probabile, è che a fronte dei conti fatti dalla Ragioneria si possano trovare nuove fonti di approvvigionamento. Oppure, come ho detto, finalmente si riesce a trovare il coraggio di attuare un’operazione straordinaria in cui definire una precisa mappatura e solo dopo individuare le risorse, in modo da concludere positivamente e definitivamente l’intera questione.

 

(Claudio Perlini)  

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