BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

PENSIONI/ Esodati. Castro (Pdl): ora ci vuole un "super-commissario" ad hoc

La soluzione faticosamente raggiunta in commissione Bilancio alla Camera riguardo gli esodati continua a non convincere. Ne analizziamo i diversi aspetti con MAURIZIO CASTRO

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Nonostante il tempo e la fatica impiegati, la soluzione raggiunta in commissione Bilancio alla Camera per offrire un paracadute alla platea degli esodati continua a non convincere né l'opposizione, né coloro che per effetto della riforma Fornero si ritrovano senza pensione e senza stipendio. L'accordo raggiunto dovrebbe salvaguardare quei lavoratori che hanno interrotto il rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e che si trovano in mobilità in forza di un accordo stipulato entro la fine del 2011. Coloro che avrebbero maturato il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2014. Non c’è pace poi sul nodo riguardante le coperture dell'emendamento: la Ragioneria di Stato avrebbe infatti evidenziato una estensione della platea nell'emendamento dei relatori che renderebbe carente la copertura. Tra le ipotesi sul tavolo, si parla adesso di una maggiore stretta sull'indice di rivalutazione delle pensioni più alte attualmente sono disponibili 100 milioni già stanziati nella versione iniziale della legge di stabilità, ma ci sarebbero anche gli eventuali risparmi che, come ha fatto sapere il relatore Pier Paolo Baretta (Pd), si potranno ricavare “dai 9 miliardi già stanziati per la platea dei primi 120mila salvaguardati”. IlSussidiario.net fa il punto della situazione con il senatore Maurizio Castro (Pdl), membro della commissione Lavoro e previdenza sociale.

Sembrava che si fosse arrivati a una soluzione, ma così non è. Cosa ne pensa?

Da un lato abbiamo il no della Ragioneria che spegne un tentativo, certamente nobile, condotto dai relatori per trovare compimento alla vicenda degli esodati, mentre dall’altra abbiamo visto gli stessi esodati lamentare l’incompletezza della copertura stabilita. Possiamo quindi facilmente constatare, per l’ennesima volta in questa vicenda, l’impraticabilità di una strada che non intende ritornare all’inizio.

Cosa intende?

Lo dico con una certa preoccupazione, ma è ormai chiaro che la soluzione finora cercata, di aggiungere segmenti e frammenti alla individuazione della platea degli esodati, evidentemente non funziona. A questo punto francamente proporrei un ritorno alle origini dell’intera questione.

Vale a dire?

Parlo della necessità di una ridefinizione, da attuare una volta per tutte, dei profili soggettivi e della mappa di coloro che devono essere protetti. Dobbiamo quindi individuare nuovamente, in modo corale anche dentro la maggioranza che sostiene il governo Monti, tutti gli esodati che devono essere salvaguardati. Se non torneremo a una definizione di questo tipo e all’individuazione delle coperture finanziarie necessarie, ho davvero l’impressione che continueremo a procedere in un labirinto di allusioni da cui è impossibile uscire.

Da cosa iniziare quindi?

Bisogna innanzitutto chiedersi chi sono coloro che meritano protezione sociale per aver aderito in buona fede a processi di ristrutturazione aziendale, in cui il loro contributo era dato dall’abbandono del lavoro per essere traghettati verso una copertura previdenziale. Credo sia poi opportuno recuperare una mappa di questo tipo anche per capire eventuali responsabilità delle imprese riguardo la scelta degli strumenti e l’affidabilità di quei patti, per poi riscrivere tutto: la “coperta” logora ideata finora non è assolutamente sufficiente a salvaguardare le tante migliaia di persone coinvolte.

L’accordo recentemente raggiunto può comunque essere considerato un passo avanti?