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Lavoro

SCIOPERO GENERALE CGIL/ Se il "no" della Camusso si trasforma in autogol

La Cgil ha proclamato per oggi uno sciopero generale, che si unisce ad altre manifestazioni in Europa contro la politica di austerità. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

Susanna Camusso (Infophoto)Susanna Camusso (Infophoto)

“Per il lavoro e la solidarietà contro l’austerità”: è questo lo slogan dello sciopero europeo proclamato per oggi dalla Cgil. Manifestazioni e disagi, quindi, questa volta non toccheranno solo Roma, ma, contemporaneamente, anche Bucarest, Praga, Stoccolma, Madrid, Lisbona, Atene e tante altre città europee. Se per caso siete a Bruxelles cercate di non perdervi la consegna del premio Nobel per l’austerità a J. M. Barroso, Presidente della Commissione europea. A Stoccarda, altresì, si consiglia di partecipare all’immancabile concerto di artisti di strada.

La Confederazione europea dei sindacati (Ces) scende, quindi, nelle piazze di tutta Europa per ricordare che a pagare a caro prezzo i costi della crisi, e delle conseguenti politiche di austerità, sono, prima di tutto, i lavoratori e le lavoratrici, mentre “il mondo della finanza e gli speculatori continuano a prosperare”. Si chiede, insomma, un deciso cambio di rotta per ridare impulso al lavoro e per ristabilire la giustizia sociale e la solidarietà tra le persone e le nazioni (Germania docet). Solo scommettendo, infatti, sulla capacità di ricostruire un sentimento di vera e reciproca fiducia tra cittadini europei, secondo la Ces, sarà possibile lottare efficacemente contro lo smantellamento dello Stato sociale, la flessibilità del mercato del lavoro, la privatizzazione dei servizi pubblici, la pressione sul ribasso dei salari e la diminuzione delle pensioni.

La sola austerità, infatti, secondo la Confederazione europea dei sindacati, ha portato unicamente il blocco della crescita e una disoccupazione in continuo aumento. In questo contesto i tagli ai salari e alle misure e politiche di protezione sociale sono pesanti attacchi allo stesso modello sociale europeo, almeno come lo abbiamo conosciuto finora, e aggravano, altresì, disuguaglianze e ingiustizia sociale. Si bocciano, insomma, senza mezzi termini le politiche del Fmi e della troika che dovrebbero, secondo gli organizzatori della manifestazione, solamente chiedere scusa per i gravi “errori di valutazione” che ci hanno portato dentro la più grave crisi economica, politica e sociale dal secondo dopoguerra.

I fatti stanno, in qualche maniera, sconfessando le tesi e le politiche più marcatamente rigoriste. La Cgil, insieme a tutti gli altri sindacati dei diversi stati membri aderenti alla Ces, chiede insomma la stipula di un “nuovo patto” sociale europeo. Il debito dell’Europa, infatti, non è solo economico e finanziario, ma, prima di tutto, sociale. Sono ben 25 milioni gli europei che non hanno lavoro e in alcuni paesi il tasso di disoccupazione giovanile arriva a oltrepassare il 50%. Una piaga, questa, che colpisce specialmente i paesi mediterranei.


COMMENTI
14/11/2012 - Gli scioperi dei lavoratori, e chi non lavora? (claudia mazzola)

Stamattina a Brescia due cortei sinistri hanno bloccato la città. Hanno lavoro e scioperano a dispetto di chi non ce l'ha. Grazie a Dio che non mi ha fatto comunista altrimenti mi toccava lavorare e scioperare, pensa te!