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SCONTRI DI PIAZZA/ Cofferati: dietro la violenza sbagliata c'è una domanda buona

Sergio Cofferati (InfoPhoto) Sergio Cofferati (InfoPhoto)

Basta fare i conti e guardare i dati economici. Quante sono oggi le famiglie che hanno un padre senza lavoro, una madre che cerca di fare andare avanti la casa, un nonno, magari con la pensione diminuita, e i figli da mandare a scuola, da mantenere? Ma questa è la realtà della vita di oggi, quella che esce guardando appunto gli indicatori economici. E qui si continua a fare una politica di rigore fiscale e di rigore monetario allo stesso tempo e non si investe in nulla.

 

C’è pure la sensazione, esaminando la vastità della protesta europea, che gran parte della popolazione si vede colpita in prima persona, senza che si arrivi veramente ai grandi santuari della ricchezza.

 

Questo è un altro fatto che sta emergendo con tutta chiarezza. Qui il peso della crisi e delle misure di austerità sta colpendo i lavoratori, i dipendenti, i pensionati, le imprese. Si colpiscono tutti i redditi visibili, ma alla vera ricchezza non si è ancora arrivati. Si colpiscono quelli che sono tanti, perché sono facilmente rintracciabili, visibili appunto. Ma alla vera ricchezza non si è affatto arrivati, perché la vera ricchezza, in queste condizioni, ha tanti mezzi per sfuggire a qualsiasi controllo. Ed è inutile fare i grandi raid a Cortina d’Ampezzo, o altrove, per mostrare un po’ di deterrenza. Quello è solamente fumo negli occhi.

 

C’è ancora chi ogni tanto fa cenno alla “seconda fase”, a quella che dovrebbe essere una politica di crescita. C’è addirittura chi sostiene che si possono fare le riforme solo attraverso il calo dei consumi e una fase di recessione, in attesa di una crescita che dovrebbe avvenire attraverso la ripresa di un’ipotetica domanda mondiale. Ma se i risultati, relativi al Pil, alla disoccupazione, al debito. al crollo dei consumi, sono tutti negativi, non sarebbe forse meglio tentare almeno un vecchio programma di stampo keynesiano?

 

Personalmente sono molto attento alla necessità di guardare attentamente i conti pubblici, alla necessità di tenerli bene in linea. Ma il minimo che in questo momento si deve fare è proprio il tentativo di un intervento keynesiano. In questo modo, con il rigore cieco, dove si va a finire? C’è qualcuno che comprende che si può governare solo con il consenso sociale e non solo ridefinendo continuamente i conti dei bilanci? Forse, proprio dopo una giornata come questa, c’è bisogno che qualcuno cominci a svegliarsi.

 

(Gianluigi Da Rold)

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