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Lavoro

Imprenditori e dipendenti devono fidarsi delle agenzie private

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A ben guardare, tuttavia, se consideriamo la sicurezza offerta ai lavoratori dal contratto a tempo determinato stipulato direttamente dall’azienda e la paragoniamo a quella resa possibile dalle Agenzie per il lavoro con il contratto di somministrazione, la prima risulta essere decisamente inferiore. Il lavoratore che entra direttamente in azienda si ritrova, infatti, tendenzialmente solo, le sue competenze vengono utilizzate senza aver cura del loro sviluppo e, fatto ancor più decisivo, il soggetto non viene supportato nei periodi di inoperatività.

Il contratto di somministrazione, al contrario, garantisce flessibilità alle aziende e sicurezza ai lavoratori; eppure, ciò nonostante, fino a oggi le Parti sociali - istituzioni, sindacati, associazioni - non hanno mai adeguatamente considerato il maggior valore introdotto dalla capillare presenza sul territorio delle Agenzie per il lavoro.

Da questo punto di vista, va detto che la Riforma, senza eccessivi squilli di tromba, sembra però aver sovvertito tali radicate convinzioni: esaminando complessivamente e con attenzione le norme varate, va dato atto al ministro Fornero di aver contribuito notevolmente in questo senso. Come? Rendendo estremamente più difficile la reiterazione dei contratti a tempo determinato, mantenendo rigidità nelle proroghe, limitando la durata del rapporto a tempo determinato a 36 mesi - prima di incorrere nell’obbligo di stabilizzare il lavoratore - ed elevando il costo dello strumento con l’addizionale Aspi - che non incide invece nei contratti di somministrazione -, la Riforma ha di fatto implicitamente ribaltato il regime di convenienza a favore dei contratti di somministrazione, confermando una volta per tutte il principio della primarietà della somministrazione come miglior forma di flexicurity rispetto al “normale” contratto a tempo determinato.

La Riforma è divenuta in tal modo portatrice di un messaggio di fondo che, se colto correttamente, può davvero costituire una svolta importante per il mercato del lavoro nel nostro Paese: oltre a voler infatti condurre il più possibile le aziende a utilizzare i contratti a tempo indeterminato quale forma stabilizzante per i lavoratori - fatto, questo, certamente auspicabile, anche se da accompagnare con qualche ulteriore ritocco alla flessibilità in uscita - il Legislatore sembra aver voluto indicare la necessità che ogni contratto venga utilizzato per uno scopo specifico e funzionale al mercato.