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CUNEO FISCALE/ C’è un "piano B" che può aumentare le buste paga

E’ notizia di queste ore lo stralcio della riduzione Irpef e, soprattutto, della riduzione del cuneo fiscale, come noto assai elevato nel nostro Paese. Il commento di EMMANUELE MASSAGLI

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È notizia di queste ore lo stralcio della riduzione Irpef preannunciata dal Governo nella Legge di stabilità a favore del mantenimento dell’Iva al 10% (salirà invece al 22% la soglia più elevata) e, soprattutto, della riduzione del cuneo fiscale, ovvero il divario tra costo del lavoro e netto percepito dal lavoratore, come noto assai elevato nel nostro Paese. Non si sa ancora quale sia la componente degli oneri che gravano sugli stipendi che sarà tagliata e in che dimensione.

È chiara invece la scelta politica, voluta tanto dal Pdl quanto dal Pd: preferire un intervento di alleggerimento fiscale sui lavoratori più che, indistintamente, sulle fasce deboli della popolazione. Indipendentemente dalle soluzioni che si adotteranno, comunque, quel che è certo è che questo provvedimento non può “camminare” da solo. Per quanto necessaria, la riduzione del costo del lavoro, se confermata nella sua generalità, rischia di essere talmente ridotta da non riuscire a incentivare anche maggiore produttività o, ancor meglio, più occupazione. Si tratterebbe, quindi, di null’altro che un modo per distribuire più reddito.

È certamente un’azione ragionevole e sarebbe superficiale criticarla con un illogico “si potrebbe fare di più”. Poco è sempre più che nulla e la gravità della pressione fiscale sul lavoro non permette atteggiamenti “choosy”. Ciò detto, è irrinunciabile l’altra gamba degli interventi fiscali sul lavoro: lo sgravio del salario di produttività. Un disegno ben compiuto permetterebbe così sia di alleggerire le imprese di parte del costo del lavoro (con contestuali euro in più in busta paga), sia di incentivare maggiore produttività del lavoro. Minore “spesa” e maggiore “rendimento” potrebbero garantire anche maggiore occupazione.

Il Governo ha stanziato 1 miliardo e 600 milioni proprio per la produttività, condizionandoli al buon esito del tavolo di confronto delle Parti sociali sulle modalità di utilizzo dei fondi. Purtroppo l’accordo fatica a concretizzarsi, schiacciato dalle diverse posizioni delle associazioni datoriali. La soluzione che sarà preferita, con buona probabilità, sarà quella di una riproposizione della norma del 2010, che legava la detassazione alla sottoscrizione di accordi aziendali o territoriali volti a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa.