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Lavoro

Imprese e politica devono puntare sugli "under 30"

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Inoltre, e questo è già in parte attuabile per le aziende, si potrebbe indicare con maggior chiarezza agli imprenditori che è possibile far ricorso all’articolo 8 per utilizzare modalità retributive in deroga a quelle previste per i contratti di apprendistato, ancora troppo onerose per le imprese. Così come sarebbe molto utile consentire di prendere come riferimento per tutti il settore delle professioni, che permette una riduzione di costi, facendo arrivare quello dell’apprendistato al 60% della retribuzione di destinazione normale.

Così facendo, si aprirebbe un’importante strada che le aziende virtuose potrebbero validamente percorrere, scambiando una buona formazione con un necessario risparmio economico e costruendo un apprendistato ben progettato sulle proprie necessità. Il che, a sua volta, porterebbe anche a una diminuzione del numero di stage a fronte di una veloce crescita dell’utilizzo dei contratti di apprendistato che possono condurre, in 3 o 4 anni, ad assunzioni a tempo indeterminato.

Infine, va considerato che, avendo la riforma delle pensioni improvvisamente allungato l’età pensionabile, il fisiologico turnover tra giovani e anziani ha inevitabilmente subìto un brusco rallentamento, portando a una drastica riduzione delle opportunità di impiego giovanile. Per attenuare questo problema servirebbero nuove modalità, come, ad esempio, l’attribuzione di un impiego part time per i “pensionandi” a fronte dell’assunzione di giovani in apprendistato. I più anziani potrebbero così, utilmente, svolgere anche attività di coaching per i più giovani e le imprese potrebbero trarne giovamento per la propria produttività, a patto che lo Stato si faccia carico dei contributi figurativi per il raggiungimento della pensione.

Attraverso queste iniziative si potrebbero dunque creare spazi per i giovani: utilizzando l’apprendistato si potrebbe lavorare non solo in chiave di breve termine, ma, svolgendo un’adeguata formazione, costruire quelle competenze così necessarie al futuro della loro impiegabilità e del nostro Sistema-Paese.

Tutto ciò potrebbe già essere sufficiente a farci percepire la convenienza di tali provvedimenti. Certo, però, che decidere di lavorare oggi per un bene che si realizzerà anche e soprattutto nel futuro, richiede di andare oltre quella rassegnazione cinica che orienta i comportamenti verso una logica di sfruttamento immediato di ciò che c’è, per dirigersi verso un’esperienza di certezza; la certezza, cioè, che attraverso il nostro lavoro sia ancora possibile costruire un mondo migliore per i nostri figli.

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