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QUOTE ROSA/ Dall’Ue una “trappola” per le donne

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La questione della presenza femminile in posizioni dirigenziali finirà sperabilmente per risolversi all’insegna del buon senso, entro pochi anni. Ma non per questo bisogna smettere di interrogarsi sul tipo di ideologia e di potere che hanno sostenuto la battaglia sulle quote rosa: un’ideologia solo apparentemente schierata con le donne, che dietro la bandiera della parità di opportunità nasconde l’esaltazione di un modello maschile di vita e di lavoro, la cancellazione di ogni differenza in favore dell’uniformazione a questo modello.

Questa stessa ideologia sta facendo strazio del buon senso nella stessa Europa, dove sorgono scuole come l’asilo svedese “Egalia”, che ha abolito nomi e pronomi di genere tra i piccoli ospiti, o dove un papà tedesco decide di indossare pubblicamente la gonna per incoraggiare il figlio di cinque anni a farlo a dispetto delle canzonature (quelle che fino a poco tempo fa avremmo definito “la voce dell’innocenza”).

L’unico possibile antidoto a questa deriva è la libertà: la libertà che, per dirla con Mueller, conta più della parità. Non la libertà degli stati, tuttavia, ma quella della società, della famiglia, della persona.

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