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Lavoro

I soldi vadano a chi ricolloca i disoccupati

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Innanzitutto - e può sembrare paradossale - facendo in modo che la crescente necessità di flessibilità in uscita da parte delle aziende sia collegata all’obbligo (o alla forte incentivazione) che le aziende si prendano carico della ricollocazione dei lavoratori esodati, attraverso il valido supporto che può venire da soggetti professionali qualificati.

In second’ordine, convogliando le sempre più scarse risorse pubbliche che Stato e Regioni possono destinare al mercato del lavoro in investimenti che vadano in questa direzione. Ma come renderle massimamente efficaci? Anzitutto finanziando la domanda di servizi - rivolgendosi dunque direttamente alle persone - e non l’offerta delle imprese erogatrici dei servizi, e, ancora, selezionando solo quei soggetti che siano in grado di produrre effettivo valore aggiunto attraverso il sistema dell’accreditamento e del monitoraggio pubblico dell’efficacia ottenuta, remunerando i servizi di ricollocazione prestati solo ad esito positivo raggiunto.

Da questo punto di vista, va sottolineato come l’effettiva programmazione delle misure, dei servizi e del loro monitoraggio richieda la disponibilità di dati dettagliati e di merito, che la Pubblica amministrazione deve poter mettere a disposizione e che i privati sono chiamati ad incrementare. E’ dunque assolutamente necessario che venga rafforzata la governance unitaria del sistema dei servizi in modo tale che, pur tenendo conto delle differenze territoriali e di mercato, possa garantire la piena operatività per tutti quei soggetti che la legge intende autorizzare alla gestione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive.

E’ dunque auspicabile che il Governo si decida davvero a orientare tutti gli attori in gioco verso lo sviluppo delle politiche attive del lavoro, sempre più indispensabili per la sana crescita di imprese e persone nel nostro Paese.

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