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Lavoro

PENSIONI/ Esodati. Morra (Pdl): tuteleremo tutti. Ma dopo la legge di stabilità

CARMELO MORRA spiega perché, con ogni probabilità, nell’esame al Senato delle legge di stabilità sarà pressoché impossibile individuare altri salvaguardati. Ma non tutto è perduto

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La speranza per gli esodati, quelle migliaia di lavoratori rimasti, o in procinto di rimanere, senza stipendio e senza pensione per gli effetti della riforma Fornero, è che il Parlamento faccia un ultimo sforzo. Uno scatto in avanti, prima dell’approvazione definitiva della legge di stabilità che, quasi certamente, sarà l’ultimo provvedimento significativo di questa legislatura. La Camera ha esteso la platea dei salvaguardati ad altre 10.130 persone; con l’esame al Senato se ne potrebbero aggiungere altre. Carmelo Morra, vicepresidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama spiega a ilSussidiario.net quante chance ci sono che questo avvenga. «Il Parlamento ha più volte espresso la volontà di risolvere definitivamente la questione. Di conseguenza, anche la commissione di cui faccio parte cercherà di trovare il sistema per salvaguardare altre persone. Tuttavia, siamo consapevoli del fatto che dovremo fare i conti con la carenza di risorse. Sulla base di quelle individuate dalla legge che ha appena ricevuto l’approvazione dalla Camera ci siamo messi al lavoro per reperire altri soldi. Non è escluso che, sul fronte degli impegni economici, riusciremo a forzare ancora la mano. Sia attraverso la previsione di utilizzo dei risparmi provenienti da poste di bilancio precedentemente indicate, che attraverso l’individuazione di risorse esterne a quelle già contenute nella legge». Resta quindi da capire dove operare concretamente. In molti suggeriscono, ad esempio, di eliminare gli sprechi delle pubblica amministrazione e correggerne le storture, quali  il moltiplicarsi ingiustificato di enti, cda e consulenza; nella più pessimistica delle ipotesi, si recupererebbero 6-7 miliardi di euro. «Agire in tal senso - replica Morra - è, indubbiamente, doveroso. Tuttavia, riuscire nell’impresa implica dar vita a un riassetto complessivo delle strutture pubbliche a tutti i livelli. Una riorganizzazione che interessi i Comuni, le Provincie, le Regioni e lo Stato. E che necessita di tempi tutt’altro che brevi».

Alla carenza oggettiva di liquidi, si sommano altre difficoltà. «Dovremo, nel concreto, tenere presente la procedura per l’approvazione. Con ogni probabilità, sarà chiesta nuovamente la fiducia, come a Montecitorio. Sarà nostro compito valutare, quindi, la fattibilità politica di correzioni che, se effettuate, obbligherebbero a un ritorno alla Camera». Non è detto che questo sia fattibile. «I tempi sono estremamente risicati; questa è certamente l’ultima manovra che sarà approvata dal governo in carica. Le elezioni incombono e dovremo fare di tutto per rimanere nei tempi. Sta di fatto che l’iter parlamentare inizierà questa settimana, al più tardi mercoledì».