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Lavoro

IL CASO/ Ecco i “buoni” tedeschi che aiutano le mamme al lavoro

Il ministro per la famiglia tedesco, Kristina Schroeder, insieme ad Angela Merkel (Infophoto)Il ministro per la famiglia tedesco, Kristina Schroeder, insieme ad Angela Merkel (Infophoto)

Il varo di un contributo come il “Betreuungsgeld” (100 euro al mese per ogni bimbo fino a 2 anni dal 1° gennaio 2013, che nel 2014 sarà elevato a 150 ed esteso fino ai tre anni) è particolarmente significativo per un Paese come la Germania, passata attraverso la traumatica esperienza dei nidi di Stato della Ddr, e nel quale quindi il dibattito sui servizi di assistenza all’infanzia non si è mai placato (con pronunciamenti netti contro la delega della cura neonatale, come quello dell’associazione nazionale degli psicoterapeuti nel 2007). Con la proposta di Schroeder, altrettanto significativamente, la Germania di Merkel dimostra oggi di considerare fondamentale il contributo delle donne al mercato del lavoro, ingrediente non secondario del benessere economico del Paese: ma che non può e non deve essere visto in contrapposizione o in subordine rispetto al loro contributo come genitrici, altrettanto se non più importante.

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