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PRECARI PA/ Ecco dove si nascondono i contratti da tagliare

La Legge di stabilità del 2013 dovrebbe contenere una sorpresa: la proroga dei contratti precari della Pubblica amministrazione. Il commento di ANDREA GIURICIN

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La Legge di stabilità del 2013 ha una sorpresa: la proroga dei contratti della Pubblica amministrazione. La notizia è circolata insistentemente negli ultimi giorni e molto probabilmente verrà inserita una norma che “salverà” circa 160mila persone a cui scade il contratto a fine anno. Vi sono in totale circa 250mila persone con un contratto precario nella Pa, ma solo i due terzi di questi hanno scadenza a fine dicembre 2012.

La domanda che ci si potrebbe porre è questa: com’è compatibile questa scelta con il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013? Infatti, tale decisione, che sembra essere molto “politica”, prevede che i contratti di questi lavoratori vengano prolungati di altri sei-sette mesi. Se così fosse, la decisione “finale” sul destino dei precari della Pubblica amministrazione toccherebbe al Governo che s’insedierà dopo le elezioni di marzo.

La decisione di non consentire i rinnovi derivava dalla Finanziaria Tremonti del 2010, che tagliava del 50% i contratti a tempo determinato al fine di consentire risparmi. È chiaro che vi sia un conflitto tra le esigenze della Pubblica amministrazione di gestire i propri compiti con le risorse a disposizione e le esigenze del pareggio di bilancio della finanza pubblica. C’è da chiedersi se la decisione di tagliare i precari non derivi dall’impossibilità e dall’incapacità dei diversi Governi, tecnici e non, di licenziare quei lavoratori pubblici che hanno un contratto a tempo indeterminato.

Nel momento in cui si decide di effettuare dei risparmi, e questi sicuramente sono necessari, vi sono due manovre da compiere contemporaneamente: la riduzione dell’organico; la diminuzione dei salari pubblici.

Partendo dal secondo punto, si ricorda che il Governo Zapatero, a capo di un esecutivo di centrosinistra in Spagna, poco prima di andare alle elezioni, decise di effettuare un taglio del 10% di tutti gli stipendi pubblici. Un tale provvedimento servì per limitare il buco di bilancio spagnolo, ma è chiaro che non poteva risolvere tutti i problemi. In Italia, inoltre, se si guarda l’andamento dei salari pubblici, si nota che nel decennio tra il 2000 e il 2010, l’incremento di questi è stato molto superiore all’inflazione e a quelli del settore privato. Nel primo quinquennio addirittura l’incremento fu superiore al 7% annuo secondo i dati Istat. Per correttezza bisogna ricordare che i salari pubblici sono congelati, ma nessun Governo italiano ha avuto il coraggio di effettuare una manovra simile a quella di Zapatero.