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IDEE/ Un "orologio" per unire famiglia e lavoro

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Gli studi di caso proposti dimostrano che programmi di welfare aziendale sono realizzabili e, se architettati a partire dai reali bisogni dei destinatari, possono produrre un aumento del benessere dei dipendenti, delle loro famiglie e delle imprese. I programmi di welfare aziendale vanno sostenuti anche nella direzione della creazione di reti di attori che ideano e implementano dispositivi di conciliazione famiglia-lavoro. Questa operazione è necessaria affinché l’impegno delle aziende non venga vanificato per via di un’organizzazione sociale che non si è posta la conciliazione dei tempi come obiettivo strategico (coordinamento dei tempi e degli orari della città, pianificazione urbana, pianificazione dei trasporti pubblici, criteri di accesso ai servizi per la prima infanzia e per gli anziani, ecc.).

Se l’obiettivo è realmente quello di incoraggiare e sostenere la produzione di un benessere societario, occorre lavorare nella direzione della costruzione di reti territoriali che, secondo le specificità degli attori che le compongono, ideino e implementino misure di articolazione delle responsabilità familiari e lavorative secondo logiche sussidiarie e non assistenziali. Entro queste reti sarà certamente fondamentale la creazione di un’interfaccia tra domanda e offerta di servizi conciliativi erogato da attori for profit e non for profit, insieme all’amministrazione pubblica.

Rispetto a questa acuta conclusione della Dott.ssa Macchioni, va ricordato che Regione Lombardia, grazie alla sua lungimiranza e all’attuazione del principio di sussidiarietà, già nel 2011 su proposta del Sindacato delle famiglie ha avviato un percorso di questo genere, finanziando la costituzione di “Reti territoriali di welfare aziendale e interaziendale” con 6 milioni di euro. Sarebbe quindi interessante poter proseguire su questa strada tracciata da Regione Lombardia avviando anche una vera e propria “azione di sistema” per il sostegno alla creazione e sviluppo di reti territoriali di welfare aziendale e interaziendaleancheattraverso una maggiore integrazione con lacontrattazione di secondo livelloe con strumenti di aggregazione delle imprese, come ad esempio i“contratti di rete”.

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