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Lavoro

IDEE/ Un "orologio" per unire famiglia e lavoro

Dall’Osservatorio nazionale della famiglia arrivano osservazioni interessanti sul welfare aziendale e sulla conciliazione lavoro-famiglia. Ce ne parla DAVIDE ROSATI

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È di questi giorni la pubblicazione di un bel lavoro di Elena Macchioni sul welfare aziendale pubblicato dall’Osservatorio nazionale della famiglia diretto da Pierpaolo Donati. Il punto focale del documento, che vi consigliamo di leggere e di cui qui riportiamo una veloce sintesi, è l’illustrazione di un passaggio culturale in atto, per cui sul tema del welfare aziendale stiamo passando da una cultura “paternalista-familista” a una cultura “civico-sussidiaria”.

In origine l’impegno degli imprenditori verso i bisogni dei dipendenti sembrava mosso da una cultura che può essere nominata “familista-paternalista” in cui l’imprenditore estendeva ai dipendenti dell’azienda l’approccio tipico di una grande famiglia. Questo tipo di cultura dava origine a interventi non formalizzati, le misure venivano realizzate sulla base delle richieste dei singoli. Si trattava, pertanto, d’interventi sporadici, fortemente personalizzati, capaci di dare risposte contingenti ad alcune necessità, ma incapaci di sussidiare i dipendenti nella costruzione di una progettualità rispetto all’articolazione dei tempi di vita e di lavoro.

Nel corso del tempo si sono avviati processi sociali che hanno completamente cambiato la struttura e la cultura aziendale. Ad esempio, è emersa la necessità di creare benessere per i propri dipendenti per motivarli e rappresentare un polo d’attrazione per le migliori professionalità, accrescendo così le prestazioni produttive e il proprio business. È cresciuta la necessità di mantenere e sviluppare un “buon nome aziendale”, fondamentale per ottenere buoni risultati nel mercato dei consumi. L’esigenza più grande che è emersa è la crescente richiesta di aiuti per la creazione di un equilibrio tra responsabilità familiari e lavorative da parte delle famiglie dei dipendenti, resa sempre più complicata dalla progressiva contrazione dei nuclei familiari e dal massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro.

Dalle analisi condotte emerge che il mondo aziendale, sia nella veste manageriale, sia in quella dei dipendenti, ha un’idea piuttosto chiara dell’importanza che in futuro avranno i pacchetti di welfare aziendale e i dispositivi di conciliazione famiglia-lavoro in particolare. In termini di aspettative si evidenzia l’esigenza di realizzare servizi di time saving che permettano ai dipendenti di risparmiare tempo da reinvestire nelle relazioni primarie; costruire partnership che coinvolgano imprese, enti datoriali, sindacati, amministrazioni locali, associazioni e altre realtà presenti sul territorio; ricercare nuovi partner con cui condividere le innovazioni in ambito di welfare, in una logica reticolare che vede rifondare l’idea stessa di comunità e territorio; individuare, infine, strumenti idonei a comunicare, rendere visibile e condividere il proprio progetto di welfare.