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Lavoro

FIAT VS FIOM/ La verità sui 19 operai che mettono in crisi Marchionne

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La Fiat - reagendo con cieco e un po’ infantile furore - nel primissimo comunicato ha voluto far pesare come un macigno sulla coscienza dei giudici di Roma la responsabilità di avere provocato il sacrificio di 19 lavoratori “buoni” scelti tra quelli “che hanno condiviso il progetto e, con grande entusiasmo e spirito di collaborazione, sono stati protagonisti del lancio della Nuova Panda”, per far posto ai 19 lavoratori cattivi “reintegrati” dai giudici di Roma, che sono invece “storici oppositori” al progetto. L’azienda, però, nell’accordo di giugno 2010, s‘è impegnata ad assicurare la saturazione dell'attuale manodopera dello stabilimento”, e, dunque, ad assumere, richiamandoli dalla Cigs, tutti i lavoratori (ne mancano all’appello altri 2220). Dubito allora che - dovendo ancora adempiere compiutamente a quell’obbligo - possa procedere al licenziamento di 19 lavoratori già assunti. Prima di intimare i licenziamenti dovrebbe poi attuare la procedura prevista per i licenziamenti collettivi dalla legge n. 223 del 1991.

 

Cosa comporta questa in particolare?

 

In difetto di accordo sindacale (poco probabile in un caso come questo), dura almeno 70 giorni tra fase sindacale e fase amministrativa. Nella comunicazione di avvio della procedura (che non ho ancora letto e non so nemmeno se sia stata inviata ai sindacati) l’azienda dovrebbe indicare le ragioni che determinano l’eccedenza di personale, e cioè che l’eccedenza di personale è determinata dall’ordinanza della Corte d’Appello di Roma (e dubito che altri giudici, chiamati a giudicare della legittimità dei licenziamenti, o dell’antisindacalità della condotta, la prenderebbero bene), e a indicare i  motivi per cui ritenga di non poter evitare i licenziamenti ricorrendo a misure alternative (e dubito che possano essere  ritenuti sussistenti motivi del genere, e che non sia possibile adottare misure alternative ai licenziamenti). E infatti, l’azienda, nella nota del 2 novembre 2012, melius re perpensa, sembra avere innestato la retromarcia, prendendo tempo sulla procedura di mobilità.

 

Come sarebbe, non verranno più intimati i diciannove licenziamenti? 

 

Non lo so. Ma in quella nota a me pare che l’azienda, anziché licenziare altri 19 dipendenti già assunti, sia intenzionata a non assumere i 19 iscritti alla Fiom che sarebbe obbligata ad assumere in forza dell’ordinanza della Corte d’Appello di Roma. Leggo infatti nella nota che “i 19 ricorrenti sono titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con Fiat Group Automobiles, che non si è mai interrotto, e attualmente fruiscono come altri più di 1000 dipendenti del comprensorio di trattamento di cassa integrazione, oggetto di specifico accordo sindacale firmato il 6 luglio 2011. Il rientro al lavoro di questi lavoratori, con passaggio alla società FIP, è unicamente condizionato dalla domanda del mercato dell’auto italiano ed europeo, attualmente molto al di sotto delle previsioni”. Insomma, il rientro dei 19 lavoratori non dipenderebbe dall’ordinanza della Corte d’Appello di Roma, ma sarebbe “unicamente condizionato” alla domanda di mercato che, attualmente, non consentirebbe quel rientro. Mi sembra una posizione pericolosa, anche perché “chiunque elude l'esecuzione di provvedimenti, diversi dalla condanna al risarcimento del danno, resi dal giudice nelle controversie in materia antidiscriminatoria previste dal  presente  articolo è punito ai sensi  dell'articolo  388,  primo  comma,  del codice penale”.

 

Il Ministro Passera ha detto che non gli piace la mossa di Marchionne.

 

E cosa gli costava dirlo? Non ha detto che Marchionne ha sbagliato, che ha commesso un illecito. Ha detto “a me non piace”, come se fosse una questione di gusti personali. È come dire, senza controprova, che lui, Passera, non lo avrebbe fatto, liberissimo Marchionne di farlo, perché la Fiat è "un'azienda libera e se la vedono al loro interno". Una posizione ambigua, pilatesca, ipocrita. Se è per questo a me non sono affatto piaciuti i licenziamenti, a centinaia, intimati dal Passera banchiere ai propri bancari anziani, per costringere decine di migliaia di altri anziani all’esodo anticipato, per mere ragioni di profitto e di arricchimento personale. Più netta è stata la posizione del Ministro Fornero, che, almeno, ha invitato la Fiat a ritirare i licenziamenti collettivi: quei licenziamenti collettivi che, però, con la riforma che porta il suo nome, ha sostanzialmente liberalizzato e incentivato.

 

E la Fiat lo farà?

 

Non lo so. Vedo prevalere i falchi, pur se l’atteggiamento degli ultimi giorni è ondivago. Ho come l’impressione che l’azienda non si sottragga allo scontro, lo provochi, in un certo senso, e voglia tirare la corda, quasi volesse dimostrare che gli investimenti della Fiat in Italia sono incompatibili con il diritto del lavoro e i giudici del lavoro italiani.

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COMMENTI
05/11/2012 - I contratti si fanno in due (Paolo Melacarne)

Per la legge italiana il contratto Fip è valido, ossia rispetta gli standard retributivi, previdenziali, sanitari ecc. Non si capisce perché un dipendente dovrebbe potere (e volere) lavorare in una azienda della quale non vuole accettare il contratto di lavoro, contratto che, piaccia o no, rispetta le leggi del lavoro. Nessuna meraviglia che nessuno voglia investire in Italia. La nozione di discriminazione statistica poi ci riporta alla vecchissima barzelletta: "abbiamo assunto 4 tornitori, uno della DC, uno del PSI e uno del PCI.... e in più il tornitore che ci serviva". Infine, per favore, non titolate "La verità...". Fa molto sovietico e poco evangelico.

 
05/11/2012 - Quale verità? (Giuseppe Crippa)

Mi sembra quantomeno imprudente intitolare “La verità su…” un’intervista con un esperto di diritto del lavoro che mi sembra tifi per una delle due parti in causa e che critica pesantemente un collega. Spero di vedere presto su queste pagine la risposta del prof. Ichino, anche se col titolo “Un parere di parte…”.