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Lavoro

IL CASO/ I tecnici vogliono "uccidere" Leonardo da Vinci

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Non è possibile, cioè, rinunciare al ruolo di supporto e di interfaccia del nostro tessuto economico centrato sul manifatturiero. Ma in primis, si tratta di contribuire al superamento delle pregiudiziali che ancora oggi tengono lontani tanti giovani in gamba dalla scelta della formazione tecnica, quella formazione, ce lo possiamo dire, che è stata alla base del grande sviluppo delle piccole e medie aziende negli ultimi 50 anni, la vera ossatura del nostro sistema economico. Ancora oggi, nonostante la crisi generale, in grado di offrire reali opportunità di lavoro a migliaia di giovani. Non si tratta, dunque, di difendere una poltrona ministeriale, ma di mantenere il presidio di una sensibilità formativa che è al tempo stesso umanistica e professionalizzante. Frutto del ripensamento del nesso mente-mano.

Ma una domanda sorge, a questo punto, “spontanea”: perché la cultura tecnica deve sempre faticare per farsi riconoscere nella sua pari dignità? Ricordo, ad esempio, che fu un Convegno organizzato dalla Confindustria veneta nel 2004 a Vicenza che indusse Letizia Moratti, allora ministro, a rimettere nel cassetto l’ipotesi degli otto licei, tra i quali quello tecnologico e l’altro economico. Perché l’originalità italiana, cioè gli Itis, va riconosciuta per il suo ruolo di volano del nostro tessuto socio-economico, e non ricondotta entro schemi artificiali e lontani dalle reali esigenze del mondo del lavoro.

Ma ricordo anche che è stata la richiesta di innovazione ordinamentale della formazione tecnica che spinse il ministro Fioroni a istituire nel 2007 la Commissione De Toni, confermata dalla Gelmini nel 2008, e cuore del recente “riordino”, poi esteso anche agli altri indirizzi scolastici. Pari dignità, dunque, e riconoscimento di una originalità che richiede chiarezza d’intenti, sguardo di prospettiva, adeguata sostanza culturale.

Quando presento, ad esempio, in pubblico queste riflessioni, mi piace, in conclusione, richiamare tre grandi italiani, paradigmi della cultura universale. Dante, Galilei e Leonardo. En passant, suggerisco sempre, per comprendere lo sfondo culturale di un ripensamento del tema del “lavoro”, la lettura di un prezioso volume: C. Gentili, Umanesimo tecnologico e istruzione tecnica, edito da Armando nel 2007.

In poche parole: Dante, cioè la cultura umanistica, Galilei, cioè la cultura scientifica, e Leonardo, cioè la cultura tecnico-professionale. Non una galleria che prefiguri una classifica di merito, ma modi diversi di tradurre la “domanda di senso”, cioè lo sfondo umanistico del nostro quotidiano vivere attraverso il “lavoro”, cioè una domanda di vita che si realizza, nella unitarietà e integralità del nostro essere, come destino personale e sociale.

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