BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ I tecnici vogliono "uccidere" Leonardo da Vinci

Sta per essere abolita la Direzione per l’istruzione e la formazione tecnica superiore del Miur. Un grave danno, spiega GIANNI ZEN, per uno dei migliori percorsi scuola-lavoro

Infophoto Infophoto

Ciò che si temeva sta accadendo. Nel mentre il premier Monti sottolinea, in ogni occasione, la solidità del nostro “sistema Paese”, i suoi “tecnici”, spalleggiati dai tecnici ministeriali, sembrano del tutto ignari o indifferenti alle vere priorità che dovrebbero supportare il governo del sistema.

Se da un lato, ad esempio, tutti sottolineano come l’Italia sia il secondo Paese manifatturiero dell’Unione europea, dopo la Germania, con una filiera formativa non del tutto in sintonia con il “Paese reale”, per pregiudiziali storico-culturali che continuano a favorire i percorsi liceali rispetto ai tecnico-professionali, dall’altro a Viale Trastevere, cioè nel cuore del governo dell’istruzione, sembrano ignorare la vera emergenza del nostro Paese, cioè la domanda di “occupabilità dei titoli di studio”.

Conseguenza? Nel testo del Regolamento, previsto dalla Spending Review, con il quale si dovrebbero ridurre le Direzioni Generali del Miur, da 12 a 10, a farne le spese sembra essere, guarda caso, proprio la Direzione per l’istruzione e la formazione tecnica superiore. Cioè la Direzione che, in questi ultimi dieci anni, ha dimostrato la maggiore apertura verso una gestione non meramente burocratico-procedurale degli indirizzi di governo, avviando una serie di iniziative che hanno fatto da traino per il “riordino” di tutti gli indirizzi scolastici, compresa la novità degli Its, oltre al raccordo con le Regioni per la formazione professionale.

Pochi organi di stampa hanno avvertito il rischio della cancellazione della Direzione tecnica. Oltre a il Sole 24 Ore, è da segnalare il Sussidiario, con un pregevole pezzo firmato da Max Ferrario. Credo che valga la pena, vista l’importanza della decisione del governo, riprendere nuovamente la questione. Perché tra pochi giorni questo Regolamento, come Dpcm, andrà in Consiglio dei Ministri. Forse nella seduta del 10 novembre.

Si tratta, dunque, di insistere, richiamando tutti gli attori istituzionali e socio-economici a fare squadra, per fermare una decisione che rischia di riportare nelle retrovie dei pensieri ministeriali, non sempre attenti al “mondo reale”, la domanda di cultura tecnica ancora forte nel Paese, nonostante la crisi. È fondamentale, in poche parole, che permanga una sorta di coordinamento ministeriale della formazione tecnica, sapendo bene, inoltre, che l’unica vera novità di questi anni, in termini di offerta formativa, è rappresentata dagli Its, cioè dalle scuole di alta formazione tecnica, biennale, post-diploma. Una responsabilità, come si vede, di filiera, confermata dalla recente approvazione delle Linee Guida sulla costituzione dei Poli tecnico-professionali e sugli stessi Its.