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Lavoro

FIAT VS FIOM/ Se lo Statuto dei lavoratori “condanna” Landini e co.

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Con l’accordo interconfederale del 2011, siglato da tutti i sindacati e da Confindustria, logica e buon senso avrebbero voluto che la Fiom rinunciasse alla sua battaglia giudiziaria contro la Fiat, firmando gli accordi aziendali e ottenendo così il riconoscimento dei propri rappresentanti negli stabilimenti. Il risultato di tutto questo è che Marchionne non ha il diritto di non volere in fabbrica chi non firma gli accordi aziendali.

Pietro Ichino sostiene che “di fronte a un caso come questo, in qualsiasi altro Paese il giudice avrebbe adottato la sanzione più appropriata, che è quella del risarcimento del danno”. Precisiamo che qui che non si tratta di persone licenziate illegittimamente, che vengono reintegrate nel posto di lavoro, ma di condanna dell’impresa alla costituzione ex novo di 19 rapporti di lavoro.

Ora, la costituzione coattiva di un numero elevato di rapporti di lavoro (potrebbero infatti seguirne altri 126) apre le porte a una procedura di licenziamento collettivo: non è ragionevole pensare che un’impresa mantenga in organico 145 persone in eccesso, tanto meno in un periodo di crisi. In buona sostanza, l’interventismo giudiziario non aiuta. Il risultato è quello di indebolire un’intera impresa e di sollevare anche gli altri sindacati contro di essa (è stato chiesto all’Unione Industriale di Torino, da parte degli altri sindacati, il ritiro della procedura di mobilità aperta per i 19 lavoratori di Pomigliano). E di contribuire a tenere sempre più lontani dal nostro Paese gli investitori stranieri.

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