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IL CASO/ Bmw, giusto pensare agli over 50, ma chi si occupa dei giovani?

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E’ così, e grazie al progetto di Bmw si fa finalmente strada un’analisi ergonomica più approfondita per quanto riguarda il lavoro. Quest’ultima del resto è stata un tema centrale nello stabilimento Fiat di Pomigliano. Il processo di produzione è stato modificato proprio perché gli indicatori di performance ergonomica erano considerati in modo negativo a livello delle valutazioni europee. Il problema principale in quel caso era lo stress muscolo-scheletrico.

 

E’ soltanto un problema di Pomigliano?

 

Si tratta di temi che stanno tornando di prepotente attualità un po’ ovunque, perché ci si sta rendendo conto che il lavoro da un lato ha un grande valore, ma dall’altro ha conseguenze di natura psico-fisica non sempre positive. Ho trovato interessante che Bmw abbia individuato tra i ruoli dei manager anche quello di stare attenti a evitare la richiesta di prestazioni eccessive. Il riconoscimento delle conseguenze potenzialmente logoranti dal punto di vista muscolo-scheletrico, ma anche psicologico, è un elemento centrale. La costrizione tecnologica nei processi di produzione ha tuttora degli effetti negativi sulle persone.

 

Quali sono i principali problemi psicologici legati al lavoro?

 

Innanzitutto la ripetitività, ma anche i ritmi troppo pesanti e la mancanza di significato del lavoro, cioè  il fatto di svolgere un’attività senza capirne il rapporto con il resto. Per non parlare delle percezioni di controllo ossessivo da parte del superiore gerarchico sul dipendente, che non consentono a quest’ultimo di vivere liberamente il rapporto con il suo lavoro in un contesto fisiologico di sviluppo come persona. Ma possono anche esservi condizioni organizzative legate ai sistemi di valutazione, o al modello di gestione del capo che di fatto è disfunzionale.

 

Se a uno non piace come è organizzato il suo lavoro, perché non lo cambia?

 

Questa è la classica risposta banalizzante che si dà in queste circostanze. Ed è tipica di chi mette la testa sotto la sabbia, perché da un lato non è poi così facile cambiare lavoro, almeno nel contesto del mercato italiano. Non si capisce inoltre perché un luogo organizzativo come un’azienda debba essere pensato e progettato senza chiedersi quali ricadute ha sulle persone.

 

(Pietro Vernizzi)

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