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PENSIONI/ Esodati, per tutti “paga” Paolo

Prima la questione degli esodati, poi quella dei ricongiungimenti onerosi. Sono in tanti ad essere salvaguardati dalle recenti riforme delle pensioni, ma non i giovani. DANIELE CIRIOLI

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In principio ci furono gli esodati, subito dopo vennero i ricongiungimenti onerosi. E così, poco per volta, in tanti furono salvaguardati dalle recenti riforme delle pensioni. In tanti, con un’unica e sola eccezione: i più giovani. Non c’è Santo in paradiso per loro: nessuno sconto, nessuna deroga. Ben 11 miliardi dei risparmi previsti dalle recenti riforme stanno nuovamente ritornando a carico dei più giovani: 9,1 miliardi per i circa 400 mila esodati e altri 2,5 miliardi (stima) per i circa 600 mila (stima) interessati dalla ricongiunzione che, divenuta onerosa, si vuole riportare gratuita.

Paolo è un uomo di mezz’età: un giovane dal punto di vista previdenziale. Ha cominciato a lavorare nel 1986. In questi anni ha dovuto cambiare parecchie volte i suoi piani per il futuro, perché varie riforme hanno stravolto il suo orizzonte di lavoro/pensione. Lasciamo da parte le modifiche su età e anni di contributi ai fini del diritto alla pensione, per soffermarci sulle novità relative alla “misura” della pensione.

Per 10 anni Paolo si è cullato nell’illusione di dover lavorare 40 anni, il massimo, per ricevere l’80% dell’ultimo stipendio a 60 anni di età. Il castello è crollato nel 1996, quando ha subìto la prima radicale riforma: il cambio del criterio di calcolo della pensione, da “retributivo” a “contributivo”. È stata una bella mazzata! Allora Paolo ha capito che, se avesse lavorato i 40 anni, avrebbe ottenuto una pensione inferiore, pari al 5,163% dei contributi versati anno dopo anno.

Con questa idea è andato avanti per alcuni anni. Ma nel 2010 ecco arrivare una brutta sorpresa. Paolo, infatti, viene a sapere che l’importo della sua pensione sarebbe stato ancora inferiore perché l’aliquota del 5,163% è intanto diventata il 4,798%. E così è andato avanti per altri anni. Ma ecco oggi arrivare un’altra brutta sorpresa: l’importo della pensione calerà ulteriormente perché l’aliquota del 5,163%, diventata poi il 4,798%, dal 2013 scenderà al 4,661%. Paolo adesso prega affinché le cose non peggiorino ulteriormente.