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Dobbiamo cambiare le regole anche a costo di sbagliare

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Da dove ripartire, dunque? Dal punto di vista sociologico, viene facile dire “dai giovani”. Essi, in effetti, hanno energie utilissime per aiutarci a recuperare il terreno perduto. Magari anche attraverso una “staffetta generazionale” che, come afferma il ministro Fornero, darebbe la possibilità a un lavoratore più anziano di mutare il suo contratto in part-time, permettendo in cambio alle aziende di assumere un apprendista. Ma anche questo non basterebbe: occorre andare più in profondità di quanto il tema della contrapposizione o, viceversa, del patto intergenerazionale tra più giovani e più vecchi non permetta.

Per ripartire non dobbiamo illuderci che si verificheranno magicamente plateali colpi di scena, né che si potranno individuare soluzioni a buon mercato o, peggio, che compariranno salvatori della patria “low cost”. Al contrario, forse proprio il fatto di dover attraversare insieme un pezzo di deserto potrà risvegliare in noi le vere motivazioni per cui decidere di metterci nuovamente in moto con serietà e forza. Forse ricomprenderemo che siamo chiamati - ognuno a suo modo - a partecipare attraverso il nostro lavoro alla costruzione di un bene per tutti.

Solo uomini che ricominceranno ad accorgersi di ciò a cui sono chiamati, giorno per giorno, consapevoli della responsabilità che portano, potranno infatti ricominciare - a qualunque età e in qualunque posizione si trovino - a ricostruire, ancora una volta, il nostro affaticato Paese. E in questa grande opera di rieducazione che ci attende, si riveleranno certamente decisive le comunità umane: famiglie, imprese, associazioni, Stato, che hanno in loro stesse un potenziale educativo formidabile. Ma l’appello ultimo, oggi, è più che mai rivolto al cuore e alla responsabilità di ogni persona. Per dirla con le parole di Winston Churchill: “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

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COMMENTI
14/12/2012 - Vedi Stefano: (Silvano Rucci)

Ti chiedi da dove ripartire? Più che di staffetta generazionale io parlerei di occupazione piena, fino all’ultimo giovane o meno giovane disponibile, da assumere immediatamente al posto di coloro che una pensione l’hanno già maturata. Speculare sulla pelle dell’asino, allungando l’età pensionabile, comporta la perdita delle pensioni per migliaia di persone che oggi non lavorano. La novità o la proposta potrebbe essere che le prestazioni lavorative di tutti gli ultrasettantenni diventino prestazioni non retribuite ma soltanto di volontariato! Anche leggendo “ I Malavoglia” la conclusione è simile a quanto affermava Winston Churchill, che cioè un miglioramento sicuramente avviene provando a cambiare!

 
14/12/2012 - Il miglioramento avviene provando a cambiare! (Silvano Rucci)

Vedi Stefano, hai ragione a parlare di vacua speranza relativa all’aumento dei consumi che ci hanno condotto alla attuale inadeguatezza. Direi meglio che è stato un quarantennio di crescita economica zero, in cui siamo vissuti a carico del debito pubblico! Mi domando dove saremmo voluti arrivare? Questo futuro peggiore lo abbiamo costruito con le nostre mani! Quando si consuma ogni ricchezza edonisticamente, senza favorire invece alcuna politica di investimento, le future opportunità di lavoro non esistono perché la politica economica è stata del tutto trascurata. E’ drammaticamente vero che una maggioranza di persone giovani e/o ancora giovani non hanno maturato, per troppi anni trascorsi senza occupazione, la pensione a cui in futuro avranno la necessità. E’ anche vero che, guerra fra poveri, le Parti sociali si stiano contendendo le ultime briciole rimaste.