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Lavoro

IDEE/ Una “rivoluzione inglese” per la Pa italiana

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Le possibilità e le tecniche per intervenire e risolvere la questione esistono e si basano anche su metodologie bottom-up (non solo top-down) facilmente applicabili. Ciò che manca è una giusta comprensione del problema, che ne faccia una priorità, evitando di perdere decenni di fronte auna questione che si aggrava sempre di più. Il trend che vede i vincoli della finanza pubblica diventare più forti è inevitabile destinato semmai a peggiorare: garantire gli stessi servizi, le politiche sociali, i trasporti e la sanità sarà sempre più difficile senza gli opportuni cambiamenti.

La scelta di non intervenire sulla “questione merito” corrisponde alla sparizione di questi servizi. Non ha senso dare tutta la colpa all’evasione fiscale, quando gli imprenditori italiani sono schiacciati da una pressione fiscale tra le più alte al mondo e da crediti che la stessa Pa non garantisce di pagare rapidamente. La Pubblica amministrazione non può più permettersi di restare immobile. Deve cambiare innanzitutto a partire dai sistemi che ne garantiscono l’accesso fino ad arrivare ai sistemi che stabiliscono premi e sanzioni all’interno.

Questo però non può succedere se non esiste una presa di coscienza da parte del cittadino. Come potrebbe un talento italiano, che si è trasferito per un periodo a Londra e desidera rientrare nel suo Paese, accedere a un’azienda pubblica con l’attuale sistema concorsuale? Forse potrebbe pensare di chiedere dei giorni di ferie per sottoporsi a una procedura interminabile, che non dà nessuna garanzia? Se è bravo, per definizione avrà certamente altre opportunità e non tornerà in Italia. Siamo noi a doverlo attrarre, non certo a scoraggiarlo ancor prima che possa pensare di prendere una decisione!

La Pubblica amministrazione deve sapere vedere il talento, riconoscere che non siamo tutti uguali e che è giusto incentivare un ottimo professionista a entrare nel settore pubblico, così come è giusto motivarlo a lavorare sempre meglio, come avviene nelle aziende private più evolute. Chi parla del tema dei talenti e si preoccupa per la famosa “fuga dei cervelli” non può non mettere in cima all’agenda una riforma della Pubblica amministrazione, che in Italia, oltre a essere un problema in sé, rischia di deformare pericolosamente anche il mercato del lavoro privato.