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Lavoro

IDEE/ Una “rivoluzione inglese” per la Pa italiana

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Non solo. Come si può avere il coraggio di definire “eque” le attuali procedure di selezione quando nessuna minoranza viene rappresentata? All’interno della Pubblica amministrazione non si vedono manager, né impiegati di provenienza straniera. Per quale motivo? Non ci sono forse talenti tra “i nuovi cittadini”? Solo delle procedure in grado di selezionare i meritevoli eviterebbero esiti così ingiusti, discriminatori e distruttivi per l’intero Paese. 

E ancora, come si possono difendere sistemi di valutazione delle prestazioni, che distribuiscano incentivi a pioggia, garantendo al 99% dei dipendenti un giudizio di massima performance? La capacità di distinguere tra chi fa bene il proprio mestiere e, di conseguenza, crea valore per i cittadini, è la base per l’esistenza stessa della Pubblica amministrazione. 

Infine, un richiamo al Governo inglese che misura l’eccellenza di un ufficiale pubblico in base alla qualità di “openness”: la capacità di essere aperto al dialogo e al contributo esterno. E’ questa caratteristica tenuta in qualche conto nella nostra Pa? 

Potrei andare avanti a fare tantissimi esempi di problemi e di cose da fare, ma probabilmente chi gode di questa situazione non ha interesse a menzionarli e tantomeno a risolverli. Fare demagogia è più comodo e illudere il cittadino che si possa continuare in questo modo è forse  la colpa più grave della nostra classe dirigenziale e politica.

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