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Lavoro

IL CASO/ Il contratto che "licenzia" il precariato

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Nell’ambito del rinnovo contrattuale, particolare rilevanza sembra essere riconosciuta al ruolo del welfare contrattuale, sulla scorta di virtuose esperienze europee. Lo sviluppo di tale strumento, tutela sussidiaria di lavoratori e aziende, è auspicabile per la generalità e in particolare per il lavoro in somministrazione, caratterizzato fisiologicamente da tempi “morti” tra una missione e l’altra nell’ambito dei quali, unitamente al sostegno formativo, potrebbe essere riconosciuta un’indennità di accompagnamento che garantisca la tutela del reddito. Tale indennità, a carico degli enti bilaterali, sarebbe sostenuta da un versamento contributivo a carico di aziende e lavoratori che tuttavia potrebbe garantire a questi ultimi un sostegno economico anche in periodi di inattività.

Lo sviluppo di un efficace sistema privato di welfare contrattuale a gestione degli enti bilaterali, da tempo oggetto di discussione nel nostro Paese, ma che sta trovando non poche difficoltà nella sua concreta attuazione, sembra essere a nostro parere lo strumento di gestione efficace delle (scarse) risorse economiche a disposizione di aziende e lavoratori, capace di rispondere alle specifiche esigenze di settore; in tal modo sgravando, quantomeno parzialmente, la Pubblica amministrazione dagli oneri di gestione delle risorse e garantendo un utilizzo maggiormente efficace delle stesse.

Ciò, condividendo quanto già affermato dalla Felsa nella piattaforma di rinnovo del contratto collettivo per i lavoratori somministrati, non potrà prescindere dall’attivazione contestuale di politiche attive che vedono nella formazione il valido canale a garanzia della continuità lavorativa anche in presenza di rapporti di lavoro diversi o, altresì, al fine di garantire la successione continuativa di missioni per i lavoratori somministrati: meglio sarebbe pertanto definire il sistema auspicato quale impianto di workfare contrattuale che presupponga una collaborazione proattiva di tutti i soggetti preposti, riconoscendo nelle Parti sociali il ruolo imprescindibile che di fatto realizzano.

Il contratto di somministrazione di lavoro che, anche alla luce della recente Riforma del mercato del lavoro, si configura quale utile strumento di flessibilità assistita, trova ancora in Italia molti pregiudizi in relazione alla supposta “precarietà” dello stesso. Invero ci sembra utile rammentare che, in particolare se riferito all’attuale mercato del lavoro, proprio tale strumento può essere riconosciuto quale efficace modalità di conciliazione delle esigenze di lavoratori e datore di lavoro: tale rapporto può infatti garantire alle aziende una flessibilità assistita nella ricerca delle competenze e nella continuità delle prestazioni, ciò unitamente all’assicurazione per i lavoratori di un inserimento stabile (benché frazionato) e tutelato, a livello formativo ed economico, nel mercato del lavoro.