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Lavoro

IL CASO/ Il contratto che "licenzia" il precariato

Le Parti sociali sono pronte a rinnovare il contratto nazionale dei lavoratori in somministrazione. GIUSEPPE SABELLA e PATRIZIA TIRABOSCHI ci spiegano come

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Di quanto il lavoro somministrato possa essere viatico per la crescita dell’occupazione in termini di qualità e quantità abbiamo già scritto. Oggi che le Parti sociali (Sindacati e Assolavoro, l’associazione delle Agenzie per il lavoro) si apprestano al rinnovo del Ccnl dei lavoratori in somministrazione, l’occasione è interessante per ribadire la bontà della strada indicata dallo stesso legislatore, per la verità in un modo un po’ silenzioso e non del tutto puntuale, e dall’altra per verificare quanto - in un momento di grande cambiamento del nostro sistema di welfare - il cosiddetto “secondo welfare” o “welfare contrattuale” possa aprire a nuove forme d’intesa e a necessarie soluzioni per i reciproci e più che mai convergenti interessi di imprese e lavoratori.

Proprio in questi giorni la Cisl - attraverso la sua Federazione lavoratori somministrati autonomi atipici (Felsa) - ha diffuso la piattaforma di rinnovo in questione da lei redatta, affermando come nel costruirla abbia tenuto conto di come l’esperienza di questi ultimi anni nell’ambito della somministrazione rappresenti l’unico esempio positivo di flessibilità contrattata. Nello specifico la bilateralità contrattuale assume centralità divenendo sintesi degli interessi dei lavoratori, delle agenzie e delle Parti sociali, attraverso anche un rafforzamento della bilateralità nel territorio che può diventare, se ben costruita, un ottimo strumento di governance per il contrasto al dumping sempre più evidente tra Agenzie a discapito dei lavoratori.

La necessità di creare un sistema sempre più inclusivo e rappresentativo passa per il rafforzamento e l’integrazione del sistema di welfare, a iniziare dal sostegno al reddito, alle tutele previste per la maternità, alla previdenza di Fontemp, prevedendo inoltre un confronto sul tema del social housing. Ancora attuale è il tema del contrasto al frazionamento delle missioni o alla loro reiterazione su contratti commerciali di più ampia durata. Oggi, però, il senso di continuità da dare ai rapporti di lavoro non può più dipendere esclusivamente dalla regolamentazione della missione, bensì dalla capacità del sistema della somministrazione di ricollocare i lavoratori in altre missioni. È in tal senso che diventa fondamentale attivare nuovi strumenti di politica attiva, valorizzare il ruolo della formazione per accompagnare il lavoratore nel suo percorso, anche attraverso la costituzione di una Borsa lavoro.

La nuova figura del delegato regionale di Agenzia, il rafforzamento del ruolo delle Cst e quindi delle relazioni industriali, rende il territorio centrale nella praticabilità quotidiana del contratto. In tema di diritti assume rilevanza la rivisitazione di alcuni istituti contrattuali, come il rafforzamento del principio di parità economica e normativa e l’introduzione dell’apprendistato come canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro.