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IL CASO/ Quando il lavoro fa aumentare la natalità

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Il futuro non garantito è dovuto al fatto che il nostro Paese, fermo restando questa tendenza, molto probabilmente non esisterà più. Per cui se si vuole dare un futuro ai nostri giovani, prima di tutto occorre dare un futuro al nostro Paese. In un contesto del genere non si può fare a meno di porsi la domanda centrale: come uscire da questa situazione. L’analisi del Professor Campiglio ha efficacemente sottolineato i due aspetti più importanti, e a mio avviso decisivi, per controbilanciare e in qualche modo alleviare le difficoltà che le famiglie devono affrontare quando vogliono dare il proprio contributo alla sopravvivenza del nostro Paese.

Per quanto riguarda le politiche di integrazione del reddito, senza cadere in inutili e dannose politiche assistenzialistiche, l’introduzione di quella agognata equità fiscale per le famiglie (tramite deduzioni per i figli o con l’introduzione del Fattore Famiglia) sarebbe certamente un sistema in grado di incrementare il reddito disponibile per le giovani coppie. E questo si potrebbe fare anche a saldi invariati per il bilancio dello Stato, quindi senza sacrifici aggiuntivi, ma semplicemente ridistribuendo i carichi impositivi. Altro aspetto fondamentale sottolineato dal Professor Campiglio è quello dei servizi, che in altri termini possiamo far rientrare nel tema della “Armonizzazione Famiglia-Lavoro” (come suggeriscono da tempo i Professori Stefano e Vera Zamagni).

Occorre cioè passare da una “mistica quantitativa del lavoro” a un “approccio del ciclo di vita” sul tema occupazionale, offrendo “la possibilità alle famiglie di organizzare la scelta tra tempi di lavoro, tempi famigliari e tempo libero, avendo come riferimento l’intero arco di vita degli individui”. In questo modo, si può cercare di invertire la tendenza di un continuo procrastinare la nascita del primo figlio, a causa del moderno conflitto tra lavoro e famiglia.


COMMENTI
21/12/2012 - e gli assegni famigliari (attilio sangiani)

a mio parere si deve tenere conto della "cultura neomalthusiana" dominante nell'incoscio e nel conscio politico della opinione pubblica. Troppi "opinion makers" da decenni ( almeno dal 1972,Club di Roma ) terrorizzano il mondo con lo slogan "siamo in troppi....." oppure " le risorse "pro-capite" diminuiscono,ecc....". Il Pastore anglicano Thomas Robert Malthus,da oltre due secoli, opprime i popoli con la sua falsa teoria. Governi a maggioranza democristiana per mezzo secolo hanno lasciato deperire gli istituti a favore della natalità preesistenti,con il pretesto che erano stati introdotti dal regime fascista; ma forse,ancor più,per la incapacità culturale ed la mancanza del coraggio politico di smentire le fosche previsioni malthusiane. Anche negli U.S.A. domina la cultura radicalea del I.P.P.F.(fondo contro la natalità): tanto i giovani vengono belli e pronti per lavorare dall'estero. Anche in Europa,Italia compresa,avviene questo. Non è ora di svegliarci ?