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Lavoro

IL CASO/ La battaglia degli stage "uccide" il lavoro dei giovani

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Con una convenzione, il soggetto promotore, cioè azienda o altro, avrà la possibilità di definire il progetto formativo, con un tutor riconosciuto. Resta la conferma del limite: non più di un tirocinio per stagista. Ma viene chiarito che gli stagisti “non potranno essere utilizzati per attività non coerenti con gli obiettivi formativi”. Saranno poi le singole Regioni che decideranno il numero massimo di stagisti, con un suggerimento: uno stagista per cinque dipendenti, due per una realtà che va da sei a venti dipendenti, e così via. Non si parla, però, di limite anagrafico per l’attivazione degli stage. Per permettere anche ai cinquantenni di recuperare strumenti formativi adeguati.

Il ministero del Lavoro, infine, dovrà monitorare, con l’Isfol e Italia-lavoro, l’applicazione delle norme, senza un parterre di sanzioni per i trasgressori, oltre a quelle già previste dalla riforma Fornero, cioè le multe da mille a seimila euro.

Gli stage oggi sono un buon biglietto da visita per entrare il mondo del lavoro, lo sappiamo. I dati di Almalaurea ci dicono, ad esempio, che i giovani che inseriscono nel proprio CV queste esperienze hanno in media il 6% in più di opportunità rispetto ai loro coetanei. Si tratta di un apprendimento “on the job”, capace di costruire un bagaglio formativo dinamico, flessibile, aperto a una verifica in itinere dei risultati. Oltre il 50% dei laureati lo pratica già. Si tratta di favorirlo, ma in relazione a una cornice di garanzie e di riconoscimenti.

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