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IL CASO/ La battaglia degli stage "uccide" il lavoro dei giovani

Sta tornando alla ribalta, dopo la riforma Fornero, il tema degli stage, dato che occorre stabilirne i compensi minimi. GIANNI ZEN ci aiuta a capire la situazione

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La laurea per i giovani di oggi non sempre è una buona notizia. Dovrebbe essere una festa, anche perchè rito di passaggio verso l’autonomia e la maturità. Una forma di un lasciapassare al mondo del lavoro, e quindi, finalmente, alle scelte fondamentali della vita. Negli ultimi anni, invece, si è trasformata nell’inizio di un sentiero tortuoso, fatto di frammenti - quando va bene - di precarietà, e perciò fonte di sofferenza. Tanto studio, questo il sentimento di tanti, per frammenti di sopravvivenza.

Una laurea, a essere sinceri, oggi non è più, in poche parole, garanzia di un futuro certo. Questo sta ingenerando in tanti giovani una sorta di sfiducia anche sui propri talenti e attitudini, per cui è facile incontrarne alcuni che rimettono in discussione le proprie scelte fondamentali: come confermano gli ultimi dati di Almalaurea, il 42% dei giovani laureati, se potesse tornare indietro, cambierebbe scelta di scuola media superiore. Cioè cambierebbero sentiero di vita. Il che ci fa dire che ci sono lauree e lauree. Ma anche le lauree “buone”, sentiamo ripetere spesso, come ad esempio quelle economiche o ingegneristiche, non è che offrano, in questo frangente storico, molte opportunità di occupazione stabile, continuativa. Al massimo contrattini denominati “stage”. Per tutti gli altri, solo la fatica dell’adattamento, con scelte lontane dal proprio percorso di studio, oppure l’avventura all’estero.

In Veneto, nella maggior parte dei casi, i compensi per questi stage semestrali vanno dai 300 ai 600 euro. Senza però alcun rinnovo automatico, al di là di alcune promesse iniziali, in contratti a tempo indeterminato. La pratica, da parte delle aziende, di offrire questi stage ai giovani soprattutto laureati sta producendo, in poche parole, una nuova forma di sfruttamento giovanile.

La riforma Fornero, non consentendo alle aziende la conferma di questi stage in vista, alla lunga, di una possibile assunzione a tempo indeterminato, ha prodotto un effetto boomerang, cioè il ricambio automatico di stagisti a costo zero, ma con mansioni pari agli altri lavoratori già assunti. Basterebbe una veloce verifica per averne conferma. La riforma Fornero, in sintesi, se nelle intenzioni voleva obbligare, in qualche modo, le aziende a trasformare gli stage stessi in assunzioni vere e proprie, ha prodotto, invece, questo continuo turnover. Con o senza compenso? La stessa riforma prevedeva, a dire il vero, un’indennità forfettaria, da determinarsi, entro 180 giorni dall’entrata in vigore, con delibera della Conferenza Stato-Regioni. I 180 giorni scadono a breve, cioè alla fine di gennaio.