BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ALCOA DI PORTOVESME/ Firmata la Cigs per i lavoratori dello stabilimento

Oggi, presso il ministero del Lavoro, è stato siglato l’accordo con le parti sociali che consente ai lavoratori dell’Alcoa di Portovesme di godere degli ammortizzatori sociali

Infophoto Infophoto

Anche i lavoratori dell’Alcoa di Portovesme potranno usufruire della cassa integrazione straordinaria. Oggi, presso il ministero del Lavoro, è stato siglato l’accordo che consente ai dipendenti dell’azienda di godere degli ammortizzatori sociali. L’accordo è stato sottoscritto, in tarda mattinata, dai delegati della Rsu e dai i segretari provinciali delle organizzazioni di categoria. Tuttavia, non erano presenti né il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera (e neppure un suo rappresentante) e neppure la Regione Sardegna. Un particolare non da poco, che va al di là del semplice rispetto delle forme. Le assenze hanno fatto sì che si potesse prendere in considerazione la situazione dei 496 lavoratori diretti dello stabilimento. Non è stato possibile, invece, affrontare la vicenda degli oltre 400 lavoratori dell’indotto, anch’essi bisognosi degli ammortizzatori sociali. «Al ministero è stato anche chiesto da parte delle organizzazioni sindacali di estendere la discussione ai lavoratori degli appalti», ha spiegato Bruno Usai, delegato Rsu Cgil. Franco Bardi, della segreteria Fiom, ha aggiunto: «Si chiede il cosiddetto accordo-quadro o accordo di bacino affinché le garanzie degli ammortizzatori sociali vengano estese anche agli operai degli appalti». Nel frattempo, non sono note le sorti della trattativa tra l'Alcoa e la Klesch, multinazionale svizzera interessata all'acquisizione dello stabilimento di alluminio primario di Portovesme. Più passa il tempo e più cresce l’ansia tra i lavoratori che l’operazione non vada in porto; con il trascorrere dei mesi, infatti, diventa sempre più difficile e oneroso riavviare gli impianti che, attualmente, stanno venendo gradualmente dismessi. Per il momento, sembra che il soggetto maggiormente in grado di mediare tra gli interessi contrapposti delle due aziende sia proprio il ministro per lo Sviluppo economico. Ricordiamo che la decisione di chiudere lo stabilimento nasce dal fatto che la proprietà ritiene insostenibili le perdite degli ultimi anni a fronte di costi per la produzione di energia tra i più elevati in Europa.