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IL CASO/ La “lite” sui tirocini frena il lavoro dei giovani

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Nel contesto delineato si inserisce una nuova sentenza della Consulta, la 287 del 19 dicembre del 2012, che di fronte all’impugnazione, da parte di alcune regioni, dell’articolo 11 del D.L. 138/2011 ha ribadito come la competenza delle Regioni in materia sia esclusiva. Una decisione che rischia di rallentare il processo che si era avviato di ridefinizione e razionalizzazione della disciplina con la determinazione di, almeno, alcuni livelli minimi essenziali delle prestazioni.

In un quadro nazionale e comunitario, infatti, in cui il tema dell’inoccupazione/disoccupazione giovanile rappresenta la priorità delle priorità è particolarmente sentita la necessità di dotarsi di un quadro di regole e responsabilità chiare e ben definite.

È da auspicarsi, tuttavia, che l’intervento della Corte possa rappresentare altresì uno stimolo alla discussione e che si possa, in tempi celeri, arrivare così a una nuova cornice normativa che faciliti il ricorso a questa misura e agevoli un ingresso “di qualità” dei giovani nel nostro mercato del lavoro e, allo stesso tempo, il reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori espulsi da una crisi economica che continua a colpire duramente il tessuto produttivo del nostro Paese.

L’assenza di regole del gioco chiare e condivise ha infatti, in questi anni, impedito che si valorizzassero appieno tutte le potenzialità di questa misura favorendone, anzi, un uso distorto teso principalmente a una riduzione dei costi della manodopera che ha portato con sé anche un peggioramento complessivo dei diritti dei lavoratori interessati divenuti, in alcuni casi, “tirocinanti in servizio permanente” che passano, senza soluzione di continuità, da uno stage all’altro.

 

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