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Lavoro

PENSIONI/ Dal 1° gennaio scatta la rivalutazione al 3%. Ma 6 milioni di pensionati restano fuori

La rivalutazione della pensione che scatterà dal primo gennaio è calcolata in base alle percentuali indicate nel decreto 16 novembre 2012 del ministero dell'Economia e della Finanze

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Il primo gennaio 2013 scattano le rivalutazioni pensionistiche, per adeguare l’assegno previdenziale al costo della vita, in base alle percentuali indicate nel decreto 16 novembre 2012 del ministero dell'Economia e della Finanze. Un aumento del 3% che, tuttavia, non riguarderà tutte le pensioni ma solamente quelle fino a tre volte il minimo (la minima ammonta a  480,53 euro). La Spi Cgil,il sindacato pensionati della Cgil, ha ribadito che la misura riguarderà ben sei milioni di pensionati. Per una cifra enorme di contribuenti, molti dei quali ricevono, a conti fatti, trattamenti previdenziali decisamente modesti, è previsto quindi il blocco della rivalutazione. Un bel problema. Il sindacato, infatti, fa presente che il blocco introdotto dalla riforma delle pensioni realizzata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, penalizzerà, ad esempio, coloro che hanno un reddito mensile di 1.217 euro netti, pari a 1.486 euro lordi, e che nel 2012 hanno già perso 363 euro. La perdita prevista per l’anno prossimo ammonterà, invece, addirittura a 776 euro. Un pensionato con un reddito mensile pari a 1.576 euro netti (2.000 lordi), che nel 2012 ha perso 478 euro, nel 2013 ne perderà 1.020. Secondo il segretario generale dei pensionati Cgil, Carla Cantone, si è prodotto, nei confronti di chi ha smesso lavorare, un accanimento senza precedenti. Sono proprio i pensionati, continua la Cantone – ad aver pagato più di chiunque altro il costo della crisi. Non solo: «L'aumento annuale delle pensioni che scatterà nei prossimi giorni è risibile e non garantisce il pieno recupero del loro potere d'acquisto. Oltretutto da questo meccanismo automatico sono stati estromessi per decreto sei milioni di pensionati, la maggior parte dei quali non possono di certo essere considerati ricchi o privilegiati». Il motivo, come più volte affermato, anche su queste pagine, è sempre lo stesso: il governo, attraverso la riforma delle pensioni, ha scelto la strada più semplice per fare cassa fin da subito e riuscire nell’opera di risanamento richiesta dall’Ue e dai mercati. Per far questo, ha colpito i soggetti più deboli e facilmente colpibili: i pensionati e i lavoratori dipendenti.