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Lavoro

IDEE/ Un "nuovo" sindacato per giovani e over 50

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Non è una scelta di mera razionalizzazione economica, ma dietro a tale scelta vi è un’idea di politica sindacale e quindi occupazionale: occorre governare, monitorare e presidiare il territorio, ogni singola azienda, perché è li che si gioca lo scambio tra capitale e lavoro, lì i mutamenti dell’impresa (maggiore flessibilità oraria, maggiore impiego dei macchinari, ecc.) devono essere conciliati con le esigenze dei lavoratori (maggiore retribuzione, più tutele di welfare aziendale, ecc.).

L’accordo sulla produttività siglato da tutte le parti sociali, con l’esclusione della sola Cgil, va nella giusta direzione: dove si stipula un contratto aziendale, che modifica le condizioni lavorative per una maggiore efficienza dell’impresa, il lavoratore si ritrova più soldi in tasca, perché la componente retributiva legata alla produttività viene detassata.

L’altro grande tema riguarda i giovani. La preoccupazione più grande che ha il sindacato è una sola: che i ragazzi che terminano il loro percorso scolastico, affrontando un mercato del lavoro a loro ostico, che non gli offre opportunità durature, non perdano l’entusiasmo. L’eventuale perdita di entusiasmo, l’assopimento del desiderio di una generazione rischia di essere il grande delitto al quale sindacati, imprese e istituzioni rimangono spettatori.

Per affrontare questa sciagura la Cisl con coraggio si apre ai giovani. Da gennaio partirà un nuovo servizio, realizzato e gestito da ragazzi neolaureati che si mobiliteranno insieme a tutte le strutture della Confederazione per accompagnare i giovani nella ricerca di una nuova occupazione.

Non vogliamo aspettare che il governo adotti misure adeguate, nemmeno che la congiuntura economica migliori, né tanto meno attendere un impeto innovativo delle imprese. Vogliamo giocare il nostro protagonismo di attore sociale e per farlo intendiamo valorizzare l’impegno di tanti ragazzi che non si arrendono alla condizione negativa, ma affrontano la drammaticità della situazione come se fosse un’opportunità, perché la difficoltà può essere occasione per la maturazione di responsabilità e di un nuovo impegno sociale.

Ovviamente continueremo a incalzare i governi che si succederanno nei prossimi mesi, andremo avanti a contrattare con le imprese a tutti i livelli, da quello nazionale fino alla singola azienda, ma non risparmieremo la nostra libertà e la nostra responsabilità nell’essere promotori del cambiamento.

Il 2013 sarà un anno decisivo. Un certo sindacato ha deciso, rimettendosi in discussione, di viverlo da protagonista.

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