BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IDEE/ Un "nuovo" sindacato per giovani e over 50

Il 2012 è stato un anno certamente deludente per le organizzazioni dei lavoratori, data l’imperversante crisi. Cosa aspettarsi per il 2013? Prova a rispondere DANIEL ZANDA

InfophotoInfophoto

Il 2012 si sta ormai concludendo, mancano pochi giorni. Ogni passaggio - e il passaggio verso l’anno nuovo non fa eccezione - è caratterizzato dalla tendenza a fare un bilancio. Com’è stato questo anno? È stato all’altezza delle nostre aspettative, oppure ha deluso le nostre previsioni?

Credo che dal punto di vista del mercato del lavoro, intendendo quindi livello di occupazione, disoccupazione, redditi, avviamenti e cessazione di imprese e contratti, il bilancio sia deludente. Dico deludente non perché sia stato complessivamente peggiore del 2011, ma perché il 2012 era iniziato con una grande aspettativa, forte degli ultimi due trimestri dell’anno precedente. Avevamo una congiuntura economica in lenta ripresa, la quale aveva convinto in molti che l’anno in via di conclusione sarebbe stato migliore.

Così non è stato. Siamo in una situazione di stagnazione economica e occupazionale, sembra quasi che siamo usciti dalla crisi - per definizione la crisi è un periodo transitorio - perché la realtà che viviamo quotidianamente, ordinariamente, è divenuta la normalità. Dobbiamo quindi sforzarci a cambiare i paradigmi con i quali affrontiamo e leggiamo la realtà. Non possiamo pensare che “uscire dalla crisi” voglia dire tornare alla situazione, al modello economico-occupazionale “pre-crisi”, semplicemente perché quel modello, quegli assunti ideali/ideologici hanno contribuito a generare la crisi stessa.

Il 2012 ci ha deluso. Ci ha deluso perché non siamo stati in grado di ripartire. Tale inadeguatezza si è palesata per una ragione molto semplice: non sapevamo su cosa ricostruire, o se lo sapevamo non abbiamo avuto il coraggio e la forza per affermarlo, perché avrebbe voluto dire rompere con gli schemi passati. La prima grande evidenza è che il problema più caldo che dobbiamo affrontare è quello del lavoro. Poco tempo fa discutevamo di “come” doveva essere l’occupazione, oggi la questione è che il lavoro manca, il lavoro non c’è.

Soprattutto i più giovani faticano a trovare un impiego e oltre a loro si aggiungono gli over 40/50 che, fuoriusciti dal mercato del lavoro, faticano a essere ricollocati. Inoltre, quando trovano un’occupazione vengono impiegati con contratti di lavoro temporanei, spesso economicamente non gratificanti e facilmente eludibili dal punto di vista normativo. A questo si aggiunge un sistema di welfare improntato alla tutela del posto di lavoro, che protegge solo chi è attualmente occupato, mostrando notevoli lacune nell’affrontare il problema della ricollocazione.

Cosa può fare il sindacato in questa situazione, che contributo può dare per sostenere ogni singolo lavoratore, ogni singolo giovane? La Cisl si sta riorganizzando. Ha in atto un profondo mutamento che prevede una notevole riduzione degli organi dirigenziali per un rafforzamento della propria presenza sul territorio.