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Lavoro

IL CASO/ Lo "spread" che toglie ancora lavoro all’Italia

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Servirebbe un progetto di riforma istituzionale molto profondo che coinvolgesse l’articolazione del sistema scolastico, dell’università e della formazione e un patto per lo sviluppo che per una volta non sia condizionato dalle esigenze di bottega reciproche dei datoriali e delle diverse sigle sindacali. Servirebbe una nuova classe manageriale che sappia accettare le scommesse di una forza lavoro che si rimette in gioco. Servirebbe un Paese che non si crogiola nel vittimismo cercando colpevoli a destra e a manca. Servirebbe una sintesi realmente riformista che il nostro Paese non ha mai conosciuto come fenomeno popolare, ma sempre come espressione di élites poco radicate.

Li avremo nel 2013? Ho molti dubbi a giudicare dal tono e dall’ambiguità con cui Bersani, il candidato in pectore a Premier affronta le contraddizioni interne del suo partito. La pacatezza e la serietà sono certo pregi, rispetto agli eccessi del passato, ma non garantiscono le soluzioni. Le mirabolanti invenzioni di Fassina e le fumose esternazioni di Vendola (per non parlare di Ingroia e De Magistris che mi confermano l’idea che essere magistrato equivalga a possedere un ego smisurato) garantiscono la confusione.

Sarò diventato un po’ manicheo, ma sono convinto che o si sta dentro l’economia di mercato e allora si flessibilizza il mercato del lavoro o si esce dall’economia di mercato. La presunta terza via vendoliana rientra nella categoria degli orpelli da ciarlatani*, simpatici e alla mano, ma sempre ciarlatani.

 

* Ciarlatano: Venditore sulle piazze di merci varie; Venditore di prodotti di pessima qualità; Giocoliere, saltimbanco.

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