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Lavoro

IL CASO/ Lo "spread" che toglie ancora lavoro all’Italia

Cosa può aspettarsi il mondo del lavoro per il 2013? LUCA SOLARI, osservando la realtà italiana dagli Stati Uniti, prova a rispondere a questa domanda

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Essendo lontano dall’Italia, mi alimento delle notizie on line. Non sono convinto di far bene, visto che qui in California si respira tutto un altro clima. Ottimismo sarebbe una parola eccessiva, ma certamente c’è l’idea che il peggio sia passato. Basti pensare che i californiani a novembre hanno votato a favore della Proposition 30 che consentirà di aumentare le tasse dirette (l’equivalente della nostra Iva) e le aliquote dei redditi più alti per rifinanziare il sistema scolastico e universitario. In Italia, invece, percepisco una spirale regressiva in tutto, nella vita politica, in quella economica e nella civiltà, con un’ondata di delegittimazione per tutto ciò che non è genuinamente ignorante (purtuttavia ignorante), rafforzata dalla prova incerta del cosiddetto “governo dei professori”.

Dicevo che non sono sicuro di fare bene a leggere, perché mi capita di soffermarmi molto sui commenti agli articoli che danno il senso della pancia di quella parte del Paese che potrebbe avviarsi a essere maggioritaria a febbraio. Vi sono dei veri capolavori dell’assurdo, che brandiscono a casaccio le teorie più improbabili con la stessa certezza con cui alcuni si sono precipitati nei bunker la notte del 20 dicembre per la profezia dei Maya. E, cosa che mi spaventa di più, quando leggo ad esempio i commenti sulla scelta di Pietro Ichino di non candidarsi alle primarie, percepisco la rabbia incosciente contro chi la pensa diversamente, la stessa rabbia più violenta contro chi è vicino a te che fu propria della violenza brigatista. Non si sentono le pistole, per fortuna, ma la notte della ragione inizia con lo stesso tramonto di allora.

Torniamo a noi, però. L’Italia, vista da qui, è divenuta un Paese in cui tutto è come il calcio, se ne può parlare a sproposito e nessuno è legittimato a essere un vero esperto. Per questa ragione sono un po’ in dubbio a discorrere apertis verbis di cosa penso accadrà nel mondo del lavoro nel 2013, ma intendo provarci.

Il 2012 ci ha dato una certezza. L’Italia è un Paese che non si riesce a riformare se non si ha il coraggio e la forza che ebbe Carlo Azeglio Ciampi o l’improntitudine di Bettino Craxi che riformista fu davvero (glielo dovevo a tanti anni di distanza, ricordando quanto allora lo detestassi). La compagine governativa, con evidenti lacune derivanti dalle incessanti mediazioni politiche e lobbystiche che l’hanno contraddistinta (vero vizio originario), aveva tuttavia gli strumenti, la forza e l’occasione per cambiare qualcosa nel mercato del lavoro.