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IDEE/ Un nuovo concorso pubblico per portare i talenti nella Pa

Continuano ad arrivare notizie di esiti dubbi dei concorsi pubblici organizzati nel nostro Paese. NICOLO’ BOGGIAN ci spiega come poter risolvere alla radice il problema

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Nei giorni scorsi è stato reso noto che uno dei vincitori del concorso pubblico, finalizzato ad assegnare cinque posti a tempo determinato presso l’Authority per la Concorrenza, era in stretti rapporti, di carattere sia professionale che personale, con il Presidente dell’Istituzione stessa. È solo l’ultimo caso di estrema disfunzione di una procedura di selezione tramite concorso pubblico. Ovviamente la notizia ha subito alimentato polemiche sull’opportunità della nomina e sulla dubbia moralità del Presidente, accusato di aver favorito un amico.

Non conosco a fondo la questione, ma faccio leva sulla conoscenza acquisita rispetto alla metodologia dei concorsi pubblici e non posso non constatare che quanto successo purtroppo non è stato determinato né dalla dubbia moralità del Presidente, né da altri vizi di forma. La cosa più ovvia e scontata sarebbe affermare che il fatto sia un semplice caso di raccomandazione, eppure mi sembra che la vicenda sia da analizzare in maniera più ampia, perché testimonia come - anche ipotizzando per assurdo un totale rispetto della forma e una piena moralità di chi applica le procedure - il pieno rispetto di quest’ultime porti a un risultato tremendamente squalificante per chi ha vinto il concorso, per l’ente in questione e per tutta la Pubblica amministrazione. Il vincitore del concorso sarà marchiato come “raccomandato” dall’opinione pubblica, l’Authority perderà la sua credibilità e sarà immediato allargare la medesima opinione a tutta la Pubblica amministrazione.

A oggi le norme del settore pubblico che obbligano gli enti e i dipendenti preposti a una procedura concorsuale pubblica, anche nella totale correttezza degli atti, non garantiscono in alcun modo la massima diffusione dell’informazione, la trasparenza negli atti e l’equità per chi partecipa. Risultano infatti avvantaggiati coloro che gravitano nei pressi delle amministrazioni per motivi personali (amici, parenti, conoscenti di dipendenti pubblici, ecc.), coloro che partecipano a più concorsi (professionisti delle modalità concorsuali) e quanti non hanno grandi opportunità sul mercato e sono quindi disponibili a dedicare molto tempo alle procedure selettive. Tutto ciò non avviene, come molti credono, per motivi legati a una dubbia moralità, ma è correlato alla natura stessa della legge e delle procedure.

I professionisti più meritevoli e talentuosi, che generalmente sono già impiegati sul mercato, non hanno nessun interesse a partecipare alle selezioni così organizzate e probabilmente, nella maggior parte dei casi, neppure possiedono l’informazione di quanto sta accadendo. Tutte le procedure, improntate alla correttezza formale e legale, sacrificano totalmente l’efficacia sostanziale della selezione, perché non agevolano la partecipazione dei talenti e favoriscono invece tutti quegli amici e burocrati, che semplicemente approfittano, anche in buona fede, delle loro parentele e conoscenze, come da sempre è uso nel nostro Paese.