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IL CASO/ Un referendum minaccia i contratti “vicini” ai lavoratori

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Infatti, ciò che può rifondare la nostra contrattazione collettiva è coordinarla con una progressiva cedevolezza della norma o di molte norme alle intese tra le parti raggiunte soprattutto nella concreta dimensione aziendale. Con una legge che apre ai contratti, la contrattazione collettiva che ne segue è certamente lo strumento più espressivo delle comuni intenzioni dei soggetti coinvolti nel rapporto giuridico individuale di lavoro, ovviamente fermi tutti i diritti inviolabili di matrice legislativa o addirittura costituzionale e riconosciuti dalle convenzioni internazionali.

Abrogare l’articolo 8 equivale ad abrogare la prossimità, cioè quanto di più vicino a noi, una dimensione che avvicina a noi la regolazione, che la lega ai bisogni concreti dei lavoratori. “Prossimo” è solo un aggettivo che racchiude al suo interno due qualificazioni, di territorio e di azienda, essendo queste due dimensioni diverse e che non si sommano nel quadro della piccola e media impresa italiana. La prossimità qualifica un contratto molto innovativo perché primario: trae la sua forza dalla legge e ciò significa che è più che capace di derogare; il suo quid pluris è dato dal fatto che quando c’è prevale, ovviamente in primis sul contratto nazionale, che è troppo ampio per individuare i sacrifici e i benefici ottimali a livello di azienda. Per questo il contratto collettivo nazionale di lavoro ha funzione di garanzia ed è cedevole rispetto al contratto aziendale.

I pericoli di scardinamento del diritto del lavoro, paventati dai promotori del referendum abrogativo, sono quindi evidentemente lontani perché: a) l’area della derogabilità permessa dall’articolo 8 è contenuta e si riferisce a tutele e non a diritti; b) sono le stesse esigenze delle parti a fissare i confini della loro disponibilità al cambiamento di certe norme, astrattamente uguali per tutti; c) l’atteggiamento oscurantista di certa parte sociale ha offuscato anche queste limpide intenzioni della giovane norma, che invece costituiscono un indubbio aggiornamento del sistema giuslavoristico, in cui tanta fiducia viene data proprio e anche a chi sembra non volerne.

 

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