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IDEE/ Quel "part-time" che aiuta mamme e papà al lavoro

Per PAOLA LIBERACE, il congedo parentale frazionato in ore per i genitori lavoratori sarebbe un modo per sottrarre il dibattito sulla conciliazione tra famiglia e lavoro all’ideologia

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L’introduzione di un congedo parentale frazionato in ore per i genitori lavoratori, allo studio nell’ambito di un complessivo decreto “salva-infrazioni” per evitare multe dall'Ue, non sarebbe solo un buon modo per scongiurare l’apertura di un procedimento a carico del nostro Paese, ma anche un modo per sottrarre finalmente il dibattito sulla conciliazione tra famiglia e lavoro all’ideologia.

Di fatto, il problema dell’accudimento dei figli, soprattutto nei primi anni di vita, è stato finora affrontato in termini assoluti: complice la rigidità dell’organizzazione del lavoro che ha spesso costretto i genitori lavoratori, e in particolare le madri, a una scelta obbligata di fronte a un’alternativa netta - o la totale delega educativa e affettiva, o le dimissioni.

Una ricerca presentata pochi giorni fa dalla provincia di Reggio Emilia ha mostrato come nel territorio reggiano 3 donne su 10 si dimettano per occuparsi della famiglia; e ogni 10 neomamme che tornano al lavoro, 2 si dimettono dopo il primo anno di vita del bambino. Infine, il 42% di quelle rientrate dichiarano di averlo fatto con sensi di colpa verso il bambino: e tutto questo proprio in una delle province meglio dotate di servizi di assistenza all’infanzia, soprattutto in paragone al resto d’Italia. Segno inequivocabile che la chiave non sta solo nella disponibilità di asili nido - che rispondono a un’esigenza, ma non esaudiscono un desiderio profondo -, ma anche, e soprattutto, di soluzioni alternative e flessibili.

Flessibile il congedo parentale, meglio noto come astensione facoltativa, lo è stato finora ben poco: il fatto che non potesse essere fruito se non a blocchi mensili o settimanali - e più di recente in singole giornate - ha favorito la sua interpretazione come un “esilio” lavorativo, una parentesi netta nella carriera, spesso con conseguenze nefaste per quest’ultima. Comprensibile, quindi, che in Italia fossero soprattutto le madri - generalmente peggio retribuite, e meno favorite dai percorsi di crescita - a optare per il congedo, mentre i padri sono rimasti quasi totalmente estranei alla sua fruizione.


COMMENTI
09/01/2013 - Papà più presenti, ma NON PARITA' !!! (Caterina Valli)

Concordo sulla questione che anche il papà, con il suo modo di vivere, possa facilitare la conciliazione di tutta la famiglia e sicuramente il fatto che possa prendere qualche ora per stare con i propri figli è molto utile. Tuttavia io credo che per natura il ruolo del padre sia diverso da quello della madre, non di meno, ma diverso. Perciò ok che può aiutare a conciliare i ritmi della famiglia e ok che provi soddisfazione anche a casa e con i figli perché si arricchisce anche da un punto di vista umano, ma NON credo che in questo caso sia necessaria e nemmeno utile una PARITA'. Io credo che sarebbe più utile una divisione PIU' EQUA, perché i bambini hanno bisogno della presenza COMPLEMENTARE di entrambi i genitori. Credo che la prima e più urgente necessità sia quella di garantire la flessibilità al lavoro delle mamme: l'obbligo della concessione del part time, prima di qualunque altra cosa. In questo modo si riconoscerebbe (anzi, restituirebbe!) alla donna-madre il suo ruolo familiare imprescindibile, la sua possibilità di essere una vera risorsa sotto tutti gli aspetti professionali e familiari. Io sono del parere che è alla mamma che spetta di più, in termini di tempo, perché è propria della donna la capacità di accogliere e la disponibilità grande a prendersi cura della famiglia in tutti i suoi aspetti (figli, ordine, pulizia, bellezza della casa, etc.) e di questo ne giovano anche i papà. Noi non vogliamo essere sostituite, ma esserci!