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IL CASO/ I tre capitali che fanno crescere il lavoro nelle imprese

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Se la definizione di imprenditore è di “esercitare professionalmente un’attività economica per la produzione o lo scambio di beni o servizi” al fine di generare profitto, è possibile che quest’ultimo vada di pari passo con il concetto di etica? Che possa concretizzarsi in una prospettiva etica? Ritengo che ciò non solo sia possibile, ma è oltremodo auspicabile, in quanto il comportamento etico può essere a tutti gli effetti considerato un intangibile asset strategico per l’impresa. In questo senso può essere assimilabile a uno qualunque degli assets dell’impresa, nella fattispecie a un asset intangibile.

Fornendo qui una definizione descrittiva e non applicativa del significato di intangibles, si possono brevemente richiamare due approcci che mettono in evidenza la relazione tra l’intangibilità e il buon comportamento dei soggetti. Baruch Lev, nella sua definizione di intangible, ha posto in primo piano le caratteristiche market driven di tutti gli asset invisibili e le loro relazioni con il mercato esterno. Così, per intangible viene indicato tutto ciò che non ha effetti fisici o monetari, includendo l’organizzazione, l’innovazione, le risorse umane, ecc., mentre a loro volta questi intangibili ne generano degli altri, il capitale umano genera idee e quindi innovazione. Per Baruch Lev, quindi, lo sviluppo degli intangibili si alimenta in modo circolare e continuo: poiché l’innovazione è il principale generatore di intangibles/capitale intellettuale/proprietà intellettuale, focalizzarsi sull’innovazione consente di evidenziare i caratteri e gli impatti degli intangibles sull’impresa.