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Lavoro

ARTICOLO 18/ I dati che aiutano il "nemico" delle imprese

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Aumentare l’occupazione, soprattutto quella giovanile, è un imperativo. Non credo però che uno sfoltimento per decreto delle forme contrattuali porti con sé maggiore occupazione giovanile, né di qualsiasi altro tipo, veramente. Sarebbe bello poter creare occupazione per decreto, ma non si può. Meglio dunque mantenere in essere in linea di principio le varie forme contrattuali, tanto quelle che non servono non saranno usate da imprese e lavoratori. Nello stesso tempo, per offrire migliori opportunità ai giovani sarebbe opportuno introdurre la possibilità di un contratto a tutele crescenti nel tempo per i nuovi assunti, in modo da rendere più appetibile la loro assunzione da parte delle aziende.

 

Cosa pensa che serva alle imprese per tornare a crescere e a creare quindi più opportunità di lavoro?

 

Per le imprese, ritornare a crescere e nello stesso tempo aumentare le opportunità di lavoro in Italia non sono, purtroppo, sempre la stessa cosa. Le grandi imprese, per continuare a essere competitive, devono avere la possibilità di spostare fasi della produzione in altri paesi alla ricerca di costi più contenuti e di mercati più dinamici di quello italiano. La creazione di posti di lavoro deve venire dalle medie e dalle piccole imprese che possono assumere più facilmente delle grandi, anche per le loro strutture di costo più flessibili. Non è una scommessa facile da vincere, ma ci si deve provare.

 

Un’ultima considerazione: la Giunta della Regione Lombardia ha varato un progetto di legge sullo sviluppo e l’occupazione in cui viene incentivata la contrattazione territoriale. Un provvedimento che ha fatto discutere per un presunto scavalcamento dell’articolo 18 in ambito locale. Cosa ne pensa?

 

Immagino che sia la prima iniziativa di una serie che seguiranno. Il risultato di queste iniziative sarebbe di svuotare la legislazione nazionale come una cipolla: un pezzo alla volta. Diventa urgente una riforma del lavoro che consenta alle imprese i necessari margini di discrezionalità nella contrattazione pur salvaguardando la tutela di diritti essenziali comuni a tutti i lavoratori - diritti relativi al fisco, alla previdenza, cioè alle pensioni, e alle indennità di disoccupazione.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
13/02/2012 - articolo 18 (alberto servi)

Le diagnosi empiriche richiamate dal Prof. Daveri sono l'ostacolo principale per chi volesse investire in Italia. Possibilità di licenziare con conguaglio del danno, si Licenziamenti col reintegro, no. A questo si aggiungonono lo stato delle infrastrutture, la corruzione, la burocrazia, i sindacati, il pizzo e la mafia. Sono altresì impedite la fusioni tra le piccole aziende perchè verrebbe superato il limite dei 15 dipendenti. Non c'è scritto in nessun testo ma questo è purtroppo nei fatti.