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IL CASO/ Se l’articolo 18 diventa un "alleato" della precarietà

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La semplificazione dell’articolo 18 dovrebbe passare da questa via: anziché la previsione della reintegrazione, che dovrebbe restare in vigore solo per discriminazioni e abusi da parte dei datori di lavoro, dovrebbe essere previsto (e chiaramente predeterminato) un risarcimento del danno. In questo modo sarebbe chiaro qual è il costo del licenziamento, nel caso in cui sia illegittimo. Questo aiuterebbe a raggiungere un obiettivo importante.

 

Quale?

 

Cercare di far ritornare le imprese a utilizzare il contratto a tempo indeterminato. Le formule contrattuali migliori non sono quelle che creano vincoli coattivi. Dobbiamo quindi favorire il contratto a tempo indeterminato, rendendolo più appetibile attraverso una possibilità di uscita. L’operazione complessiva che si dovrebbe realizzare con la riforma del mercato del lavoro sarebbe in ogni caso quella di distribuire meglio la flessibilità. Non ci si può concentrare, come è avvenuto finora, solo su quella in entrata, moltiplicando le tipologie contrattuali, utilizzate correttamente o meno, ma bisogna distribuirla sulla gestione del rapporto di lavoro e anche sull’uscita.

 

Crede sia utile “sfoltire” il numero di tipologie esistenti di contratti di lavoro?

 

Quello della semplificazione del numero di contratti dovrebbe essere un effetto indotto. Mi spiego: mentre bisogna combattere l’utilizzazione impropria di alcune forme come gli stage, le collaborazioni, ecc., dovrebbe essere il mercato stesso a dire quali vanno mantenute perché maggiormente utilizzate. Certo è che se, come dicevo prima, le imprese trovano conveniente utilizzare il contratto a tempo indeterminato, senza il vincolo dell’indissolubilità, si userebbero meno i contratti a termine e le altre forme più flessibili.

 

Cosa ne pensa, invece, della proposta, avanzata dai sindacati, di far costare di più i contratti flessibili?

 

La trovo un’ottima idea. Potrebbe far sì che la flessibilità “buona” abbia un costo maggiore, che può essere poi finalizzato a interventi a sostegno dell’occupazione. Un po’ come accade già per le forme di lavoro somministrato, dove è previsto un contributo che va ad alimentare un fondo che gestisce la formazione e il sostegno a questa tipologia di lavoratori.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
15/02/2012 - Si arrampicano sugli specchi (Mariano Belli)

"....dovrebbe essere previsto (e chiaramente predeterminato) un risarcimento del danno. In questo modo sarebbe chiaro qual è il costo del licenziamento, nel caso in cui sia illegittimo." Ma se il licenziamento è "illeggittimo", un mero risarcimento del danno (enorme) sarebbe insufficiente ed ingiusto verso il lavoratore : perchè distinguere allora tra illeggimità di diverso tipo? (e non sarebbe in ogni caso discriminatorio verso quel singolo? Se solo io sono vittima di una illeggitimità allora sono stato discriminato...). Insomma, se una cosa è illeggittima non si può fare, punto. Inutile che vi arrampicate sugli specchi....