BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ 2. I sei "ostacoli" al progetto Fornero sugli ammortizzatori sociali

Elsa Fornero (Foto Imagoeconomica)Elsa Fornero (Foto Imagoeconomica)

Quarto. È vero che la cassa integrazione ha il demerito di cristallizzare l’occupazione anche nelle aziende spacciate e che, nella logica sindacale, è spesso utilizzata come passaggio temporaneo verso il prepensionamento. Però è altrettanto vero che si è dimostrata utilissima nel contrasto a una crisi lunga e generalizzata quale quella attuale. In quattro anni si sono attivate oltre 500.000 procedure di cassa integrazione, che hanno coinvolto 1,6 milioni di persone. E, come ha detto Angeletti a Il Giornale, “buona parte di questi, checché se ne dica, è stata riassorbita”. È un segnale di efficacia di cui tener conto.

Quinto. Se si concedono incentivi con troppo facilità si rischia di non incoraggiare l’occupazione. La stessa dottrina economica non è concorde a riguardo degli esiti benefici del sussidio di disoccupazione, che ha l’effetto di innalzare il salario di riserva dei disoccupati, spingendoli a rifiutare un maggior numero di proposte di lavoro. Il sussidio unico di disoccupazione interviene, anche generosamente, solo in caso di perdita definitiva del posto di lavoro.

Al crescere del sussidio, cresce indirettamente l’incentivo per il datore di lavoro al licenziamento, ancor più quando il sussidio grava interamente sulle casse dello Stato: l’azienda risparmia sul costo fisso del lavoro e il licenziato è coperto per qualche mese dal contributo statale. Il sistema di protezione del reddito tradizionale è essenzialmente diverso. La scelta esplicita è la conservazione del posto di lavoro, senza incentivare le aziende a licenziare, bensì a “congelare” le posizioni. Questo determina, pur con le sue distorsioni, quel fenomeno di lungo riassetto che è tipico delle imprese italiane durante la crisi. Imprese, che, a ogni modo, non sono incentivate a terminare i rapporti.

Sesto. Le proposte di riforma succedutesi in questi anni sono sempre state incentrate sul modello assicurativo degli ammortizzatori sociali. Non per un vezzo, ma per realismo. In caso di caduta di questo requisito, non è peregrino prevedere nel breve termine, un aumento del tasso di disoccupazione.

L’intento del Ministro Fornero è assolutamente condivisibile: proteggere tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore nel quale sono impiegati o dalla dimensione della impresa che li ha assunti. Non è detto che per perseguire questo obiettivo sia necessario “riformare” (termine che in Italia indica sempre una discontinuità). L’ansia da riforma non è mai una buona consigliera.

© Riproduzione Riservata.