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Lavoro

POSTO FISSO/ L'esperto: caro Monti, il vero problema dei giovani sono i contratti

WALTER PASSERINI commenta le dichiarazioni di Monti, secondo cui i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, e che forse risulterebbe anche monotono

Il premier Monti a Matrix (Infophoto)Il premier Monti a Matrix (Infophoto)

«Strano che una persona come Monti, che ha dato prova di misurare con attenzione i termini, le parole e i loro significati, si sia resa protagonista di una tale “scivolata” sul tema del posto fisso. Credo che sia sempre doveroso e accettabile il rispetto delle opinioni, anche di quelle più profonde, e non contesto il coraggio di aver utilizzato una battuta di questo genere, ma semmai ritengo che non fosse il momento giusto per dirla, perché a poche ore dall’inizio di una trattativa sindacale così delicata, aspra e simbolicamente importante, quell’espressione sicuramente non aiuta. Registriamo infatti oggi sui siti Internet, nelle radio e sui blog una levata di scudi di cui certamente non si sentiva la mancanza». Walter Passerini, vicedirettore della scuola di giornalismo Walter Tobagi ed esperto di tematiche legate al mondo del lavoro, commenta in questa intervista per Ilsussidiario.net le dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Monti fatte durante la trasmissione “Matrix” andata in onda ieri sera. Ospite di Alessandro Vinci, il premier ha infatti detto che «tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di ricerca della consapevolezza. I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia».

Sono certamente dichiarazioni che faranno discutere, ma secondo lei in che modo i giovani potrebbero interpretare anche positivamente le parole di Monti?  

Probabilmente cercando di dare all’aggettivo “fisso” un significato più preciso: se posto fisso significa fare lo stesso mestiere, nella stessa impresa e per tutta la vita, allora davvero può risultare noioso. Il problema però è che “fisso” per i giovani significa stabile e tutelato, quindi se vogliamo ragionare in chiave di maggiore stabilità e maggiori tutele dalla parte di giovani che non ne hanno, credo che anche lo stesso Monti sarebbe d’accordo.

Come potrebbe risolversi allora tutta la questione?

Questa “tempesta in un bicchier d’acqua” che si è creata potrebbe essere risolta dicendo che per i giovani sono necessarie formule contrattuali che non si prestino agli abusi, come invece fanno quelle esistenti oggi, che sono troppe. Dall’altro lato è necessario individuare dei moderni sistemi di tutela che possano dare una maggiore stabilità ai giovani, soprattutto dopo 36 mesi, e che diano più che sul singolo posto ma sul mercato, quindi sul territorio, dei servizi affinché i giovani possano ritrovare il lavoro nel momento in cui lo perdono e possano avere delle tutele e dei diritti tra un lavoro e l’altro.

Secondo lei, rispetto alla situazione attuale, come deve cambiare il mercato del lavoro e quali politiche potrebbero essere attuate?