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Lavoro

ARTICOLO 18/ Il "Marchionne giapponese" che aiuta la Fornero

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Va detto, anzitutto, che insistere sulla flessibilità in entrata e in uscita determina un turn over che, di fatto, non crea nuove posizioni. Tutti gli studi e le esperienze empiriche dimostrano che, agendo su queste leve, lo stock di lavoratori rimane invariato. Investire risorse pubbliche, d’altro canto, non è possibile, perché mancano i soldi. Occorre, quindi, creare le condizioni per organizzare meglio il lavoro. È l’unico modo con il quale le aziende possano recuperare competitività e, quindi, incrementare l’occupazione. Si tratta, in sostanza, di concentrare l’attenzione sulla flessibilità interna al rapporto.

 

In cosa consiste?

 

La flessibilità organizzativa consente l’adeguamento al cambiamento dei processi produttivi attraverso la diversificazione dei turni, la mobilità interna e gli orari di lavoro. Le aziende, e in particolare quelle che investono in tecnologie avanzate, hanno la necessità di far funzionare al 100% gli impianti e attraverso tali meccanismi organizzativi possono farlo. Era, del resto, la condizione che aveva imposto Fiat per investire in Italia. La vicenda di Pomigliano fu paradigmatica rispetto alle caratteristiche del nostro mercato del lavoro.

 

Cosa intende?

 

Per mesi ha occupato le principali pagine dei giornali, ma la memoria collettiva ha già rimosso il fatto che allora si parlò di tutto salvo che di flessibilità in entrata o in uscita. Tantomeno di articolo 18. Allora si introdusse il principio per cui l’azienda è competitiva se può far cambiare al lavoratore mansioni, e se può formarlo in modo che possa crescere costantemente. In tal senso, uno dei modelli organizzativi di maggior successo è quello giapponese.

 

Perché?

 

In esso il lavoratore è fidelizzato attraverso un contratto a tempo determinato e su di lui vengono investe molte risorse in formazione. Ha la possibilità di svolgere praticamente tutte le funzioni all’interno della stessa azienda, e la sue possibilità di carriera aumentano in virtù del numero di mansioni attraverso le quali è passato. Questo modello permette di creare imprese ad altissimo valore aggiunto. 

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