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Lavoro

ARTICOLO 18/ Il "Marchionne giapponese" che aiuta la Fornero

Le aziende potranno tornare competitive e, di conseguenza, assumere nuovi lavoratori se, spiega MAURIZIO DEL CONTE, si concentreranno sulla flessibilità interna al rapporto di lavoro

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Bene o male, una pezza allo spread è stata messa, il bilancio sembra essere stato sistemato e la credibilità internazionale pare riacquisita; a costo di sacrifici e pesanti aggravi sul portafoglio dei cittadini, certo. Ma tant’è, l’emergenza è stata sanata. Posto che il rischio di default si è archiviato, il governo Monti si accinge a cimentarsi con il suo vero banco di prova: rilanciare l’occupazione. Se l’obiettivo non sarà centrato, le tante privazioni messe in conto saranno valse a ben poco. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha, quindi, illustrato ai suoi colleghi europei riuniti a Bruxelles i cardini della riforma del lavoro che, a stretto giro, sarà messa a punto. Oggi, in particolare, è previsto un nuovo incontro tra governo e parti sociali. Abbiamo chiesto e Maurizio Del Conte, Docente di Diritto del Lavoro all'Università Bocconi di Milano, se gli orientamenti annunciati dalla Fornero potranno sortire l’effetto desiderato.

Secondo il ministro, la priorità è il riordino dei contratti. È così?

No. Tantomeno se l’intenzione è quella di sfoltirli indiscriminatamente. Quelli che ci sono, infatti, rappresentano una ricchezza che risponde alle svariate esigenze del mercato italiano. Forse ci sono un paio di contratti che si potrebbero eliminare: il job sharee il job on call. Per il resto, andrebbero preservati o migliorati.

Secondo quali modalità?

Mi pare che ci sia una certa convergenza nel favorire, anzitutto, l’apprendistato. Se vogliamo, questa operazione già di per sé semplificherebbe il panorama. Un contratto ben regolamentato e più appetibile per le parti consentirebbe, indirettamente, di svuotare gli altri di contenuto perché non vi sarebbero più, semplicemente, la convenienza a utilizzarli.

Come rafforzare, quindi, tale tipologia contrattuale?

Oggi è troppo complicato. Molti imprenditori che intendono avvalersene si trovano in difficoltà per i numerosi adempimenti burocratici cui sono sottoposti, quali la rendicontazione della formazione. Dovrebbero essere, anzitutto, chiariti i contenuti formativi e le metodologie di certificazione.

La Fornero oggi incontra le parti sociali. Quali potrebbero essere i punti di maggiore attrito con i sindacati?

Come sempre, il famoso e famigerato articolo 18. Mi auguro che, quantomeno per sfinimento, si decida di non discuterne più per passare a trattare questioni di sostanza che possano realmente incidere sull’occupazione e sullo sviluppo.

Quali?