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CONFINDUSTRIA/ Bertone: vi spiego il passo falso di Marchionne

UGO BERTONE commenta le recenti dichiarazioni di Sergio Marchionne, secondo cui la Fiat potrebbe rientrare in Confindustria se dovesse passare la linea Bombassei

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

«La Fiat è uscita dalla Confindustria e non vedo perché adesso debba inserirsi Marchionne e schierarsi in questa campagna elettorale per la presidenza. Farebbe meglio a mettersi da parte e aspettare la votazione, anche perché non so se una dichiarazione del genere possa poi davvero aiutare Bombassei». Così il giornalista economico Ugo Bertone commenta le parole pronunciate ieri dall'Amministratore delegato del Lingotto, il quale ha spiegato che se il successore di Emma Marcegaglia fosse Alberto Bombassei (e non quindi l'altro candidato Giorgio Squinzi), si potrebbero cominciare a creare le condizioni perché Fiat rientri in Confindustria dopo averla lasciata lo scorso ottobre. 

Pensa che le dichiarazioni di Marchionne possano influire sulla corsa tra Bombassei e Squinzi alla presidenza di Confindustria?

Non vedo una base totalmente "complottistica" nell’intervento di Marchionne, ma credo semplicemente che Bombassei, in seconda posizione in questa corsa, abbia in qualche modo sollecitato un gesto a favore della sua campagna elettorale. Presumo quindi che Marchionne abbia accettato, sia perché non ha saputo dir di no, sia perché forse crede davvero che Bombassei possa meritare il suo aiuto.

E Squinzi?

Va sottolineato che, come hanno tra l’altro sostenuto entrambi in diverse dichiarazioni, Squinzi e Marchionne si sono incontrati una sola volta nella loro vita. Mi sembra quindi ancora più una follia il fatto che Marchionne si schieri già contro chi probabilmente sarà il prossimo presidente di Confindustria, anche perché carica di significati proprio questa partita.

Cosa intende dire?

Francamente non credo che Bombassei sia il paladino dell’articolo 18 che vogliono farci credere, ma è un industriale molto pratico e concreto che per molti aspetti è anche simile a Squinzi. Il primo è più vicino al mondo dei “meccanici” più tradizionale dell’associazione, mentre l’altro sarebbe il primo imprenditore della chimica a salire alla poltrona numero uno. Non credo però che entrambi si trovino in questa corsa per privilegiare un confronto sul costo del lavoro o su altre partite che, pur essendo molto interessanti, sono relativamente molto meno importanti di altre per questo tipo di industria, come, per esempio, il finanziamento della ricerca, una burocrazia diversa e lo snellimento delle pratiche per agevolare investimenti in Italia.

Di cosa ha bisogno a suo giudizio la futura Confindustria?

Se in passato l’80% dell’attività era basata sul confronto con il sindacato riguardo i temi del rapporto con il mercato del lavoro, nel prossimo futuro questa percentuale dovrà drasticamente scendere, lasciare il passo ad altre tematiche e crescere sul serio.

Pensa sia possibile un ritorno di Fiat in Confindustria?

Credo che la Fiat stia chiudendo il cerchio della sua sfida internazionale: l’anno prossimo andrà a prendere il 100% di Chrysler, per poi quotarla in Borsa, e con ogni probabilità inizierà una joint venture con qualche partner asiatico o europeo. In quel contesto la Fiat, per dimostrare di essere anche italiana (e deve esserlo per forza), dovrà avviare investimenti in tutti quei stabilimenti che attualmente sono a metà del guado.

Solo in questo modo potrà rientrare in Confindustria?