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Lavoro

FIAT/ Marchionne: Abbiamo salvato l'azienda, non chiuderemo gli stabilimenti italiani

Sergio Marchionne intervistato dal Corriere della Sera fa ilpunto sulla situazioen attuale della Fiat. Una azienda, dice, che era stato chiamato a salvare e dice di esserci riuscito

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Lunga intervista a Sergio Marchionne, amministratore delegato, in esclusiva oggi sul Corriere della Sera. Una intervista che parte parlando della buona situazione della Chrysler, l'azienda automobilistica americana in cui la Fiat gioca un ruolo di primissimo piano, per poi concentrarsi sulla situazione economica italiana. Ma a proposito del futuro di Fiat-Chrysler, spiega Marchionne esserci tre alternative: "Le ipotesi sono tre: a) un'offerta pubblica delle azioni Chrysler; b) Fiat compra e sale al 100%; c) si fa la fusione Fiat-Chrysler che comporterebbe l'automatica quotazione di Chrysler e diluirebbe sia Veba che Exor". In Italia invece dove, dice Marchionne, il nuovo governo di Mario Monti ha dato fino ad adesso una buona impressione, quella di avere la capacità di cambiare pagina su molti temi importanti. Un Paese dove sarà possibile che gli investitori stranieri tornino a patto che le rfirome annunciate si possano compiere davvero. Ci tiene Marchionne, su precisa domanda, a spiegare che nonostante quanto si sia detto di lui in passato, non abbia mai attaccato l'Italia. Ha solo riconosciuto quello che non va bene rispetto alla Fiat, una parte importante del Paese stesso. Nello specifico, ecco che si arriva all'articolo 18, qualcosa, dice l'ad di Fiat, che ha solo l'Italia. Si dice soddisfatto degli accordi sindacali raggiunti fino ad oggi con i sindacati, accordi che permettono di lavorare e anche di investire come starebbe facendo la Fiat. E a proposito di sindacati e dei problemi con la Fiom, Marchionne dice che quando era segretario Cgil Epifani era possibile discutere di più e meglio. Susanna Camusso invece, dice, "parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi". Parlando di numeri Marchionne rilascia alcuni dati a proposito del debito della Fiat, una situazione che ha visto l0'azienda torinese pagare nel 2011 1,3 miliardi di oneri finanziari netti, il 55% del risultato della gestione ordinaria. Risponde Marchionne: "L'esborso che lei cita comprende pure componenti di natura contabile per 200 milioni quali la valutazione degli equity swap e l'attualizzazione dei fondi pensione. Fiat-Chrysler ha debiti finanziari per 26,8 miliardi di euro. Ma una ventina restano liquidi". Si dice soddisfatto del suo lavoro: quando arrivò alla Fiat nel 2004, spiega, doveva salvare una azienda quasi fallita e dice di esserci riuscito. Quindi il suo compito è stato quello di rendere l'azienda rediviva e nel 2011 nonostante la crisi economica mondiale, c'è ampiamente riuscito.